Istruzioni per l’uso prima (eventualmente) di tornare a votare(parte prima)

Istruzioni per l’uso prima (eventualmente) di tornare a votare(parte prima)

di Marco Baldino

La situazione si evolve di giorno in giorno e, molto probabilmente, nel momento in cui questo articolo verrà letto forse sarà stata trovata una soluzione più adulta di quella di ritentare il voto fino a che non uscirà una maggioranza numerica e politica netta.

Comunque, prima che ciò accada, e considerato il fatto che le forze politiche si industriano a cambiare la legge elettorale solo per cercarne una che le “faccia vincere facile”, regalando loro quei seggi premio che non sono riusciti a conquistare sul campo, mi permetterò di fornire una serie di suggerimenti che possano offrire un contributo “vissuto” per cercare di migliorare non già i meccanismi matematici per attribuire una maggioranza virtuale ma, piuttosto, quei riti e procedure che ogni anno tengono in tensione noi indigeni del mondo elettorale.

Tutto ciò accade anche perché ogni anno c’è un incubo all’orizzonte, frutto dello scollamento con la realtà che i legislatori elettorali mostrano di possedere nel momento in cui partoriscono meccanismi perversi fatti apposta per favorire la selezione darwiniana di chi, in interminabili e ininterrotte giornate e nottate, cerca di sopravvivere, al fine di dare al Paese un riscontro matematico di quella multiforme creatura politica che si chiama democrazia.

Quest’anno, l’incubo ha preso le sembianze di un codice a barre autoadesivo da apporre sulla scheda e trascrivere sui registri: il perverso tagliando antifrode.

Una bella intenzione, per carità, ma si sa quali siano le strade lastricate di buone intenzioni.

I risultati li abbiamo visti tutti.

File interminabili. Gente che, ostinatamente ( e a me ancora meraviglia molto positivamente tale ostinazione), tornava al seggio più e più volte sottoponendosi a stress di ogni genere pur di dire la sua a un sistema che sembra ancora troppo sordo alle istanze di cambiamento prepotentemente ribadite a ogni consultazione.

Sicuramente gli effetti del meccanismo non sono stati compresi nel momento in cui si decideva di introdurlo. Sicuramente la selezione delle parole nel testo legislativo è stata fin troppo superficiale(lo testimonia il fatto che persino l’autore della legge non fosse pienamente informato sulle modalità di trascrizione del codice). Il risultato, come ho detto, lo hanno raccontato le esperienze concrete di chi ha stazionato nei seggi per ore. E chissà, al di là della percentuale ancora molto positiva, quante altre persone hanno desistito e sono tornate a casa.

Dobbiamo ringraziare la tempestività e l’efficienza dei  Servizi Elettorali del nostro Ministero che, in corso di giornata, hanno diramato istruzioni  risolutive, capaci di sbloccare situazioni di stallo e permettere al sistema di portare a compimento la sua mission in tempi sostanzialmente tollerabili.

Tuttavia, questo è stato solo “l’incubo dell’anno” , che si è aggiunto a quella serie di criticità che ciclicamente si ripetono: complice, anche, la minore appetibilità del compenso per presidenti e scrutatori, che ne superficializza l’impegno, e la tendenza a preferire valutazioni di carattere sociale rispetto a selezioni di tipo competenziale nella scelta i tali preziosissime figure, che comporta inefficienze strutturali e culturali che, in situazioni di emergenza, fanno la differenza.

A ciò collegherei direttamente la scelta razionalmente illogica di iniziare lo scrutinio immediatamente dopo la chiusura dei seggi, che obbliga a tour de force di durata ben superiori alle 24ore, con conseguenti ripercussioni sulla qualità e la precisione del risultato.

Per le elezioni politiche del 2018, poi, complice una letterale interpretazione del “quinquennio”, si è ripetuta l’infausta esperienza della campagna elettorale e del voto in piena stagione invernale, con consequenziali ripercussioni nella difficoltà di aggregare persone in contesti freddi e ventosi e con le enormi criticità aggiuntive di una settimana caratterizzata da neve e maltempo che, almeno per quello che riguarda la mia provincia(Novara), ha comportato notevoli difficoltà nel trasporto del materiale e serie criticità nella mobilità degli elettori  nel loro recarsi al seggio fra strade ghiacciate e scivolose.

Io credo che quando i nostri Padri stabilirono di tenere le elezioni in primavera avessero tenuto a mente molte considerazioni, non escluse quelle metereologiche e anche quelle, da non sottovalutare, della possibilità di utilizzare senza problemi i plessi scolastici in periodi di chiusura degli stessi.

Continuando nella disamina, e traguardando le problematiche strettamente connesse alle recenti politiche, mi si permetterà di insistere ancora un po’, fornendo stimoli che mi auguro possano prima o poi “andare a regime”.

Inizierei dalla presentazione delle candidature, e, in modo precipuo, dalle sottoscrizioni.

Per quanto riguarda le scorse “politiche”, pochi sono stati i movimenti che hanno dovuto provvedervi, grazie alle facilitazioni offerte ai gruppi già presenti in Parlamento e a generosi episodi di “soccorso politico” per i nuovi. Vi sono stati casi, tuttavia, di firme di dubbia autenticità che hanno generato indagini, esclusioni, ricorsi e riammissioni. Nella regione Piemonte siamo stati cinque giorni fermi, con il “visto si stampi” sulle schede prima dato e poi revocato, lay out completamente rifatto, manifesti oscurati.

 Il fenomeno è noto.

Firme farlocche, autenticazioni dubbie. Sottoscrizioni plurilista che obbligano a verifiche e all’eliminazione dei pluriduplicati, con il rischio di una non ammissione, per lo più contestabile perché, ancorché ammessa più tardi, la lista potrebbe essere stata sottoscritta in anticipo… E tutto questo impazzimento a volte per liste che prendono percentuali da prefisso telefonico.

Allora, qui, una provocazione.

Aboliamo le sottoscrizioni e sostituiamole con una cauzione commisurata all’entità delle consultazioni elettorali. Se la lista elegge almeno un rappresentante, la cauzione si restituisce. Altrimenti viene assorbita dal Comune che ci paga le spese elettorali.

La stessa filosofia adottata dal Soccorso Alpino per quegli avventurosi che sovrastimano le proprie capacità e sprecano risorse destinate a chi ne ha veramente bisogno.

Ciò che avviene per le cosiddette “liti temerarie”. Ecco, una “lista temeraria” e recidiva deve capire quando insistere nel presentarsi e quando cambiare target e goal.

Permettermi di tediarvi con un ultimo argomento: le Commissioni e Sottocommissioni elettorali circondariali che, nelle elezioni amministrative, hanno il delicatissimo compito di esaminare e ammettere le candidature.

Quando vi erano i gettoni di presenza, vi era la fila per far parte di questi organismi, che si riunivano quotidianamente anche per il mero aggiornamento di alcune voci delle liste elettorali. Ora che tutto è gratuito, il deserto. Se non venissero tenute in piedi da noi dirigenti e dai nostri colleghi funzionari della Prefettura non sapremmo come fare, dal momento che i designati dagli Enti Locali preferiscono fare altro.

E non parlo di quell’inutile attività di spostare gli elettori da un casella all’altra, che a quello possono pensarci i Comuni.

Mi riferisco al compimento di quelle delicatissime operazioni di ammissione delle candidature, di esame delle sottoscrizioni, di verifica della proporzionalità di genere… e così via.

In Italia, purtroppo, o si tiene acqua e bambino, o si buttano entrambi. E invece andrebbe fatta una distinzione.

Nel momento in cui la Commissione è chiamata alla verifica delle candidature, lì andrebbe somministrata una adeguata indennità, commisurata al rischio e alla delicatezza del compito. Per il resto basterebbero i Comuni, in attesa che l’ANPR e l’estensione della sua gestione onnicomprensiva anche alle liste elettorali faccia il resto.

E per ora mi fermo qui. Ma tornerò presto a tediarvi.