La Spallata e l’Eclisse

La Spallata e l’Eclisse

di Maurizio Guaitoli

La Spallata.

Dizione che meglio di tutti è adatta a descrivere ciò che in futuro i “gufi” dicono che accadrà allo stato dei conti pubblici italiani con il “Governo del Cambiamento”. Non perché di quest’ultimo non ce ne fosse assoluto bisogno. Anzi. Occorre dire che chi già governava continua a non capire, né a fare i conti con un operato disastroso(il suo!) che ha generato l’irresistibile desiderio popolare di rimettere tutto in discussione per farla finita con deleteri aspetti di malgoverno, quali: accoglienza indiscriminata garantita a un’immigrazione scellerata; insicurezza urbana generalizzata; una globalizzazione che uccide occupazione e fabbriche, favorita da un’Unione che bada solo ai soldi e dimentica i valori. In termini economici, sociali e politici, l’Europa e, soprattutto l’Italia, subornate dai falsi miti del mainstream politicamente corretto, sono state prese in trappola dalle loro socialdemocratiche elitarie, che hanno in ogni modo favorito la globalizzazione e l’immigrazione senza regole.

Se i giovani italiani non fanno figli per mancanza di lavoro, come potrebbero essere sostituiti nell’impresa riproduttiva da immigrati messi ancora peggio dei primi perché posti fuori dalla modernità e privi di competenze avanzate, che possano creare loro decorose aspettative di reddito? E come si fa a sbarrare la strada alle produzioni di bassissima qualità asiatiche che desertificano i nostri settori produttivi della loro manodopera storica, senza raddoppiare i dazi di Trump nei loro confronti?

Oggi, siamo a una nuova Guerra Fredda economica multilaterale, con un’Europa di fatto weimarizzata e molto altro che ci aspetta, come l’imminente e travolgente ondata sovranista nel Parlamento Europeo.

L’Italia ha preceduto tutti.

Ne vedremo presto gli effetti pratici. Resta in piedi per l’attuale coalizione contrattuale verde-oro(speriamo che giochi come il Brasile di Pelè!) quello che ho definito il “teorema dei cassetti vuoti”. E nel breve termine, ai fini del “Cambiamento” li si dovrà unicamente riempire a costo zero tagliando le spese superflue per fare più welfare e investimenti produttivi, visto lo stato disastroso del nostro indebitamento pubblico. Come? Per esempio: eliminando tutti gli enti inutili e le partecipate municipali; riducendo a poche decine i diecimila e passa centri di spesa odierni; ottimizzando servizi pubblici essenziali come trasporti e scuola; fissando soprattutto ragionevoli standard nazionali nelle prestazioni sanitarie regionali.

Massimo Franco, massimo esponente dell’opinionismo che conta in questo Paese, ha scritto qualche giorno fa che “(…) M5S e Lega hanno preso atto di dover ancora costruire una classe governativa (…)”. In verità, per l’incompetenza venticinquennale della politica, dal 1992 in poi, le norme le fanno da sempre gli uffici legislativi dei Ministeri: Ministri e Parlamento delegano e subiscono. Fondamentale sarà per i nuovi arrivati ricorrere in modo intelligente e competente allo spoils system per selezionare le nuove classi dirigenti della burocrazia italiana, anche avvalendosi di una norma del 2006, voluta dal secondo Governo Berlusconi, che prevede la possibilità di sostituzione di tutti i vertici della P.A. entro sei mesi dall’insediamento del nuovo Esecutivo. Consiglierei ai due Dioscuri Vice Premier di abbandonare completamente la vetrina dei social e le dichiarazioni estemporanee. Ogni parola è un macigno detta da loro, in quanto rappresenta il pensiero del Governo italiano! Quando si governa si tace e si fanno parlare i fatti concreti e i risultati ottenuti. Non vorrei che anche il “Governo del Cambiamento” rimanesse vittima del teorema di Renzi-Montanelli su M5S e Berlusconi, rispettivamente: “Lasciateli governare e si distruggeranno da soli”. A Roma sta funzionando benissimo!

E che dire dell’Eclisse dell’Anno del Signore 1992?

Inizio per molti dell’inferno in terra. L’Unione Sovietica si era appena disintegrata; l’ondata giustizialista(una conseguenza?) stava sgretolando i grandi Partiti-chiesa della Prima Repubblica italiana e, dulcis in fundo, qualcuno in Europa(Mitterand-Khol) era in procinto di barattare la riunificazione della Germania con la vergine di ferro dell’Euro. Per dare il via libera alla ricostituzione del Reich si legavano le mani al gigante teutonico imprigionandolo nella camicia di Nesso della rinuncia al marco attraverso la costituzione di una moneta comune europea. Una volta adottato l’Euro, l’entrata dell’Italia nel sarcofago monetario prevedeva una svalutazione reale del 50% della lira, tagliando di pari importo il reddito delle nostre famiglie e il loro potere d’acquisto attraverso il raddoppio letterale dei prezzi dei beni di consumo e della quotazione di mercato degli immobili. Dall’altro lato, questa terribile misura occulta doveva permettere alla Germania, in vista della ricostruzione ex novo ed estremamente onerosa della disastrata economia dell’Est, di falcidiare la più pericolosa delle sue rivali nel manifatturiero europeo penalizzandola con l’apertura indiscriminata ai mercati cinesi, con particolare riferimento al tessile e all’agroalimentare.

Ma a Berlino tutto ciò non poteva bastare: a Est dell’Europa si erano improvvisamente aperti i territori sconfinati della ricostruzione dell’ex Unione Sovietica, che avrebbe fatto di una nuova Russia risanata un temibile concorrente globale. Condizionata dal binomio franco-tedesco, l’Europa del 1992 non seppe fare ciò che l’avrebbe resa molto più potente degli Stati Uniti: ovvero cooptare in campo occidentale la nascente Russia, mettendo a sua disposizione il nostro imponente apparato tecnologico per lo sfruttamento delle sue materie prime, cosa che nel tempo ci avrebbe resi tutti autonomi a livello energetico e agroalimentare. Al contrario, gli europei del 1992 non mossero un dito per impedire all’America di Bush di subornare Eltsin con il peggiore strumento del neo-liberismo selvaggio, che in pochi anni rese centinaia di milioni di russi molto più poveri di quanto avessero fatto settanta e passa anni di comunismo. Consiglierei ai miei detrattori, che certo non mancheranno, di attingere alla copiosa bibliografia scientifica in merito. Ma, proprio in quel fatidico 1992 c’era chi, pur stando dalla parte dei vincitori, aveva capito tutto.

Oltre a Paolo Savona, braccio destro di Ciampi nella trattativa su Maastricht e oggi giustamente pentito, c’era anche il francese Philippe Seguin che, a proposito della moneta unica, ebbe a dire(cfr. Le Figaro, ed. 2 giugno 2018): “(…) Quando il costo della denuncia unilaterale del Trattato sull’Euro sarà divenuto esorbitante, la trappola si chiuderà su se stessa, sicché domani nessuna maggioranza parlamentare, quali che siano le circostanze, potrà ragionevolmente tornare indietro su quanto è stato fatto in precedenza. Si deve temere, in definitiva, che i sentimenti nazionali, a forza di essere repressi, si esacerberanno fino a mutarsi in nazionalismi facendo trovare ancora una volta l’Europa in difficoltà estremamente gravi, perché non v’è nulla di più pericoloso di una Nazione troppo a lungo frustrata nella sua sovranità, attraverso la quale si esprime la sua libertà, cioè a dire il suo diritto imprescindibile a scegliere il proprio destino (…)”.

Infatti, oggi al governo in Italia ci sono Lega e M5S che nell’anziano Savona hanno il loro paladino per la riscossa dalla schiavitù di accordi palesemente nocivi per gli interessi vitali dell’Italia, come quello del Trattato di Dublino.

Che la Storia insegni.