Saltabeccando qua e là

Saltabeccando qua e là

di Antonio Corona

Per come si sono poi effettivamente dipanati, neanche i bookmaker più smaliziati e spregiudicati avrebbero potuto immaginare gli sviluppi della vicenda politica susseguente alle “politiche” del 4 marzo u.s..

E si è ancora solamente all’inizio…

Ci si interroga su di un premier non sottopostosi previamente al vaglio delle urne.

In termini generali, va rilevato come il corrente ordinamento nulla statuisca in proposito.

Potrà per altro verso sostenersi che, sebbene ciò non sia in alcun modo previsto, in una repubblica parlamentare, qual è quella nostrana, sia da ritenersi implicito che l’individuazione del Presidente del Consiglio venga effettuata tra i componenti delle Camere.

È anche in siffatta ottica che potrebbe allora forse leggersi la nomina a senatore a vita a suo tempo conferita dal Presidente Giorgio Napolitano a Mario Monti, “semplice” economista e rettore universitario, appena prima che gli fossero affidate formazione e responsabilità del governo del Paese.

In vero, diversamente andò con Matteo Renzi non tanto tempo dopo: pur sempre, tuttavia, segretario del partito all’epoca maggiormente rappresentativo.

Senza scomodare altri precedenti, illustri esempi, pare, a legislazione vigente, non potersi aggiungere molto di più.

Sul piano politico, la discussione è invece non da ora aperta e vivace ed è presumibile che, nel prosieguo, non mancherà di alimentare il confronto.

Per come posta Costituzione alla mano dagli attori del dibattito, nel caso di specie la questione sembra vertere, in sostanza, sul “grado” di effettiva autonomia che, nella conduzione dell’esecutivo, l’attuale premier, Giuseppe Conte, saprà marcare rispetto ai suoi due grandi elettori, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, membri di prima grandezza dello stesso gabinetto.

Viene nondimeno da pensare come, fattisi da parte entrambi i suddetti leader delle formazioni uscite con successo dalle ultime consultazioni elettorali, sarebbe potuto tornare piuttosto singolare, se non impossibile, che a Palazzo Chigi si insediasse un “terzo” soggetto con una propria significativa, personale dote di consenso e legittimazione popolari.

Di fatto, sì è venuto a formare una sorta di triumvirato.

Starà ai suoi protagonisti e interpreti se e che, nel bene superiore del Paese, l’originale alchimia regga e produca gli auspicati, positivi frutti per la comunità nazionale.

Ha suscitato profondi sbigottimento e sorpresa la ridda scatenatasi intorno alla figura e alla persona stessa del Presidente della Repubblica, nei cui riguardi è stata perfino ventilata l’ipotesi di impeachment per il veto dal medesimo opposto a una designazione a ministro.

Il Presidente può o meno rifiutarla? Il suo potere di nomina è sostanziale, rientra cioè nelle sue prerogative, o meramente formale, ricadendo invece la relativa responsabilità politica interamente sul Presidente del Consiglio proponente?

Al netto di deprecabili commenti apparsi sui social, in proposito, sul Corsera, si sono di recente fronteggiati in punta di diritto Sabino Cassese e Valerio Onida, rispettivamente Giudice e Presidente emeriti della Corte costituzionale.

Comunque si ritenga, può asserirsi che, salvo il Santo Padre, e d’altra parte solo nel caso Egli si pronunci ex cathedra, nessuno sia dotato del dono dell’infallibilità.

Tanto sommessamente premesso, e come già osservato dallo scrivente nell’intervento svolto in occasione della ricorrenza del 2giugno[1], non si può al contempo e in tutta sincerità dubitare, nemmeno per un attimo, della profonda fede democratica di una persona che ha visto spirare tra le proprie braccia il fratello colpito a morte da sicari della mafia; assolto importanti ruoli istituzionali; legato il nome a un sistema elettorale, il mattarellum, periodicamente rimpianto e invocato; occupato, prima di rispondere alla chiamata al Quirinale, uno scranno di Giudice della Consulta.

Sia consentito: occorrono prudenza e rispetto.

Le Istituzioni repubblicane sono materia terribilmente seria e delicata, da trattare con estrema cura, su di esse poggiano presupposti e garanzie di vita libera e democratica.

Da una conversazione “carpita” alla fermata dell’autobus:“Encomiabile l’intento di dare l’esempio e di non scialacquare denaro pubblico”.

E subito dopo: “Certo, però, l’utilizzo dei mezzi pubblici da parte di persone importanti(quelle, è dato di capire, la cui sicurezza, per la delicatezza dell’incarico ricoperto, sia assicurata da specifici dispositivi di tutela, n.d.a.) può limitare oltre misura la fruizione degli spazi a noi riservati per le ingombranti necessità degli apparati di sicurezza.”.

Così concludendo: “Inoltre, la loro presenza (delle persone “importanti”, n.d.a.) può mettere a repentaglio l’incolumità di noi tutti per la intrinseca vulnerabilità del mezzo pubblico che può farne obiettivo privilegiato per malintenzionati di ogni specie”.

Buon senso o eterna scontentezza?

Fatti di interesse più immediato.

Da pochi giorni Matteo Salvini si è insediato al Viminale.

Benvenuto!

Un comprensibile clima di attesa ha accompagnato la nomina del nuovo Capo di Gabinetto del Ministro, casella di straordinari importanza ed equilibrio nella complessa macchina del Dicastero dell’Interno.

Matteo Piantedosi, il prescelto.

Un Matteo, di nuovo…

Battute a parte, un collega, giovane, di diversificata e qualificatissima esperienza(vice Capo di Gabinetto del Ministro, vice Direttore generale della pubblica sicurezza, Prefetto della provincia di Bologna), decisamente capace e in gamba, una delle punte di diamante della categoria di appartenenza e dell’intero Viminale.

Una scelta, per oculatezza e qualità, che fa ben sperare.

Buon segno.

Al neo-Capo di Gabinetto, il sincero augurio di buon lavoro.

Contratto del personale della carriera prefettizia.

Non tutti forse sanno che la responsabilità della sua conclusione è infine ricaduta sulle spalle di AP.

Gli altri due sindacati, infatti, l’uno favorevole, l’altro contrario alla firma, non disponevano ciascuno, da soli, dei numeri necessari.

AP è divenuta quindi l’ago della bilancia.

Ci sono aspetti del contratto che non soddisfano e non convincono; i tempi del confronto sono stati pressoché ridotti al lumicino, circostanza, questa, non proprio entusiasmante, dato che da anni si attendeva la riapertura delle trattative.

AP ha nondimeno ritenuto che bisognasse chiudere, e sollecitamente, non tanto per gli aumenti retributivi – pochi, maledetti e subito – quanto invece, per intuibili ragioni, perché un dossier prefettizi non rimanesse aperto, solitario, sul tavolo del nuovo Esecutivo di imminente insediamento.

Si è lieti che, alla fine, ci si sia ritrovati a firmare tutti insieme.

Uniti.

Per finire.

Fuori dal coro.

Roland Garros, come in ogni altro torneo di tennis di rilievo in una qualsiasi parte del globo terracqueo.

Raccattapalle.

Perché mai quelli appostati vicino alla rete devono stare per un tempo infinito nella scomodissima e innaturale posizione tipo “partenza dei cento metri” per potersi scapicollare a recuperare le palline che vagano per il campo?

E, ancora: possibile che questi benedetti giovanetti, maschi o femmine che siano, senza differenza alcuna, siano tenuti a maneggiare disinvoltamente a mani nude asciugamani intrisi di sudore per poterli porgere sollecitamente tra un punto all’altro ai relativi utilizzatori?

Telefono azzurro, dove sei?