La scommessa sui boat people

La scommessa sui boat people

di Maurizio Guaitoli

Chi scommette sui boat people?

Chi ci guadagna grandi fortune, come criminali, miliziani e trafficanti di ogni genere: dei Re Mida a rovescio che convertono donne e uomini nati liberi in naufraghi e disperati.

Gli altri profittatori sono gli Stati da cui fuggono, che prima li lasciano liberi di andare (ricattando politicamente i Paesi di accoglienza) e poi ne sfruttano le rimesse.

Governi africani corrotti, caotici e incapaci, con la complicità delle grandi fedi religiose e dell’Onu, premono affinché l’immigrazione legale diventi un diritto umano universale dell’Uomo-Migrante, tacendo sul fatto che chi parte proviene da continenti in realtà ricchissimi, come l’Africa e l’America Latina, in cui una sparuta minoranza oligarchica ha accesso a tutte le risorse naturali e agli aiuti finanziari internazionali.

Così si confeziona il Migration Compact, non spendendo unasolaparolauna né sulla necessità assoluta del contenimento del trend esplosivo delle nascite nelle aree più disastrate del mondo, né sull’altro vero diritto umano assoluto: ovvero quello a “non emigrare”, trovando giustizia, pane e lavoro nella terra dove si è nati. L’Occidente illuminista e quello catto-comunista della “Liberazione dei Popoli” ha completamente dimenticato la lezione del Che: lottare, a costo della propria vita, pur di liberare i popoli oppressi dai loro regimi corrotti e da chi li sostiene a livello internazionale.

Costoro, cattolici e militanti di sinistra, sono diventati tutti comodi pantofolai, facendo finta che si può dare accoglienza a tutti comprimendo interi continenti del bisogno in un fazzoletto minuscolo di terra, sia esso l’Italia o l’Europa occidentale.

Come può, l’Occidente, accogliere centinaia di milioni di nuovi immigrati africani, senza opporvisi con la forza chiudendo ermeticamente le frontiere di terra e di mare, onde evitare progrom e bagni di sangue tra autoctoni e stranieri?

Si può fermare questa macchina diabolica che annega i bisognosi e rende i nativi degli odiatori assoluti di questa scellerata immigrazione che nessuno sa governare?

Forse sì.

Applicando tre regole banali.

Primo: fare un contro-mercato dei falsi asilanti che non si riescono a espellere. Il ritorno di ciascuno di loro nei Paesi di origine, cioè, avrebbe un… “valore di mercato” da riconoscere allo Stato che se li riprende indietro.

Secondo: serve un fondo europeo, un Trust vero e proprio, per cui quei denari vengono vincolati alla ricostruzione dei Paesi africani “esportatori” di disperati che poi possono proporre, a loro scelta, l’utilizzo delle quote spettanti per la (ri)costruzione di infrastrutture, impianti produttivi, bonifica urbana. Basterà associare al Trust un numero consistente di grandi imprese europee capaci per know-how e fatturato di realizzare le opere richieste, scegliendole di volta in volta per semplice sorteggio e rigorosamente a rotazione.

Terza regola, di fondamentale importanza: l’aggiunta di un bonus annuo in funzione della diminuzione degli arrivi in Europa di cittadini dei Paesi africani “esportatori”. I vantaggi per noi e per loro sono chiarissimi. In primo luogo, chi paga i trafficanti e si auto-affonda con i barconi per essere salvato sa benissimo che spenderà inutilmente i suoi soldi in quanto verrà rimpatriato con quasi certezza, dato che non è profugo per definizione. Pertanto, i Paesi di origine avranno tutto il vantaggio a trattenere in patria i propri concittadini dato che l’entità del bonus per le mancate partenze è dell’ordine di grandezza del numero di rimpatri/anno.  Il bonus va mantenuto ai suoi max valori storici per un periodo congruo, diciamo un decennio, qualora non vi siano state più partenze dai Paesi beneficiari. Cosa fondamentale (l’Onu non dorma!): nel Trust devono coattivamente confluire “tutti” gli immensi capitali illegalmente esportati all’estero dalle élite africane corrotte e collocati in conti cifrati nei paradisi fiscali e nelle banche occidentali.

Occorre una norma internazionale che dia ai procuratori i necessari poteri di sequestro di tali capitali illeciti, che debbono poi essere riassegnati pro-quota al Paese di origine derubato senza però che questi abbia più alcun diritto alla loro gestione autonoma diretta, ma solo a scegliere l’intervento strutturale di suo gradimento tra quelli proposti dal Trust. Per scardinare le élite corrotte occorre, però, creare una coscienza rivoluzionaria(alla Che) da parte dei popoli oppressi. Questo si può fare indottrinando ideologicamente e armando l’opposizione o, più efficacemente, dicendo una cosa molto più semplice: in funzione delle grandi infrastrutture che dovranno essere realizzate in tempi medio-lunghi nel Paese esportatore “X”, il Trust emana bandi per borse di studio e formazione a medio alto-livello, selezionando per merito e in loco i cittadini che ne abbiano fatto domanda. I vincitori, una volta diplomati/laureati, dovranno rientrare obbligatoriamente nei loro Paesi di origine per essere impiegati pro-quota nelle società europee che costruiscono le infrastrutture finanziate attraverso le risorse del Trust. Si creerebbero così delle vere e proprie nuove élite, con una coscienza democratica forte e sicura avendo soggiornato per parecchi anni in Europa, alle quali spetterà il compito di cambiare pacificamente o meno i loro sistemi politici marcescenti.

Ma, come insiste a dire Gianrico Carofiglio, il problema non sono i boatpeople.

Nient’affatto: molti, ma molti di più sono gli immigrati che arrivano qui con un titolo provvisorio di soggiorno per turismo o studio e che poi non tornano indietro una volta spirata quella scadenza.

Bene, bisogna fare a tutti costoro un discorso semplice e chiaro, una volta verificato che non abbiano diritto a restare in Italia, del tipo: “o tu mi documenti che hai un reddito minimo annuale per mantenerti, o te ne torni a casa”.

Starà poi a tutti costoro(asiatici, latino americani, etc.) stabilire “come” vorranno dimostrare questa loro capacità produttiva in modo ufficiale.

Li si costringerebbe, cioè, a ricercare la via della legalità, magari denunciando in massa il lavoro nero e le forme odiose di sfruttamento cui sono sottoposti. Farli emergere significherebbe per l’Italia maggiori entrate fiscali e la possibilità di mantenere livelli minimi di prestazione sia nel welfare assistenziale, sia nella previdenza.

L’enorme vantaggio per noi, però, sarebbe tutto politico: aiuteremmo i primi “a casa loro”(dimensionando correttamente il bonus calibrato sul calo degli arrivi!) e premieremmo l’immigrazione “buona” a casa nostra.