Il cuore bianco della Politica Se governa Don Abbondio

Il cuore bianco della Politica Se governa Don Abbondio

di Maurizio Guaitoli

Il cuore della Politica?

Bianco. Come quello di chi non osa. Di chi si ritrae per mancanza di coraggio, valori e idee innovative rivoluzionarie. Si parla di briciole (pochi miliardi) davanti al baratro di un deficit pubblico che ha già divorato più di una giovane generazione, lasciando decine di milioni di cittadini privi di quelle fondamentali reti di sicurezza(pensioni e lavoro) a fare da conforto quando il bisogno e la fatica dell’età faranno valere il loro doloroso lavoro. Si litiga sempre e solo sulle nuove tasse, sul punire ora l’una ora l’altra categoria astratta o giuridicamente concreta di cittadini, che siano contribuenti o evasori per stretta necessità. La grande menzogna è che chi non paga le tasse taglia ospedali, scuole, servizi pubblici a danno di tutti gli altri.

Davvero?

All’inizio della storia repubblicana di questo Paese, quando (come dice il Prof. Cassese) “eravamo 13 milioni di cristiani in meno”, riuscimmo a ricostruire con le scarse risorse disponibili di allora i servizi pubblici e a rilanciare una crescita straordinaria della natalità con i baby-boomer, sopportando quindi un carico ben maggiore di quello attuale per crescere, educare e nutrire i figli più piccoli.

Trasferiamo a oggi il ragionamento: chi ha mai fatto un calcolo comparativo a livello dei Paesi più forti e benestanti della Ue dei costi unitari dei servizi pubblici essenziali, che qualcuno erroneamente sostiene debbano essere obbligatoriamente a carico dello Stato, come scuola, sanità, burocrazia, trasporti?

E se, come verrà fuori, noi stiamo spendendo molto di più, perché non si indaga dove si annidano quegli ingiustificati ultra-costi?

Perché non si fa un sogno grande che ci sciolga dalle catene della burocrazia, in modo da liberare gigantesche risorse per la crescita?

Prendiamo esempio dalle banche: hanno cancellato migliaia di filiali facendo fare (in un certo senso) il lavoro di massa a noi con l’home banking.

Quindi, è sufficiente azionare una potente forza centrifuga che allarghi il cd smart-working a milioni di lavoratori pubblici perché forniscano, stando comodamente a casa loro, gli stessi servizi amministrativi a tutti i cittadini. In questo progetto che guarda al futuro, reinterpretiamo le smart-city come una rete fitta di nodi minori sui territori, per creare milioni di posti di lavoro veri mettendo a network tutti i borghi antichi d’arte al fine di disseminare come un pulviscolo fortemente produttivo e ad alto valore aggiunto il nuovo lavoro smart, con il relativo corredo di servizi a sostegno di questo decentramento particellare. Molti miliardi di euro potrebbero essere investiti così nell’Information Technology(IT), nelle riqualificazioni e ristrutturazioni edilizie e paesaggistiche, compreso il potenziamento delle reti infrastrutturali e di quella viaria in particolare. Le grandi città verrebbero così alleggerite da una quota molto elevata di inquinamento atmosferico e antropico, svuotando migliaia di edifici di proprietà pubblica o in locazione oggi utilizzati per ospitare attività burocratiche che, per la maggior parte, assorbono immense e inutili risorse per procedure e atti di auto amministrazione e, quindi, assolutamente superflue (se non dannose!) dal punto di vista degli interessi del contribuente.

Successivamente, si può ragionevolmente procedere all’alienazione del patrimonio immobiliare relativo, i cui ricavi vanno vincolati al risanamento del debito pubblico. A conti fatti, i risparmi sistemici non dovrebbero essere inferiori a centinaia di miliardi/anno. Il calcolo relativo è tedioso ma fattibile, considerando: la rivalutazione del patrimonio storico dei borghi; l’enorme semplificazione burocratica; i risparmi di carburante e i guadagni di tempo non dovendo più chiedere permessi lavorativi per mettersi in fila e seguire pratiche d’interesse presso gli sportelli della PA centrale e periferica. Il ragionamento delle smart city e dello smart working vale identicamente per il lavoro privato di tipo amministrativo, laddove le attività possano essere svolte integralmente in modo virtuale. Poi, proprio volendo inventare di sana pianta la piena occupazione, come quella di un moto perpetuo senza attrito, farei la seguente proposta da ex architetto urbanista.

In primo luogo, smontiamo, isolato per isolato, quartiere dopo quartiere, le orribili periferie e superfetazioni urbane che abbiamo lasciato proliferare nel Secondo Dopoguerra per immensa vigliaccheria e colpevole incapacità politica, complice e alleata della più cinica, rapace e spietata speculazione edilizia mai esistita al mondo. Vi sia infatti di monito: l’orrido cemento di oggi e di ieri starà su ancora per secoli condannando intere generazioni al caos, alla violenza e alla marginalità!

Ricostruiamo poi in aree dell’anello periferico non edificato nuovi e non equivalenti “pezzi” di architettura urbana rispetto a quelli rasi al suolo, dotando i relativi siti di infrastrutture di prim’ordine, subway e autostrade digitali comprese. Si può garantire l’invarianza dei volumi edificati precedenti ma la superficie complessiva deve essere ben più estesa per essere arricchita di spazi verdi e di servizi adeguati alle necessità della vita moderna, eliminando in particolare i parcheggi di superficie per i residenti. Per evitare la nascita di nuovi ecomostri, occorre predisporre a livello centrale modelli planivolumetrici e tipologici per il riempimento volumetrico delle nuove aree urbanizzate, la cui primaria ispirazione sia il principio estetico e l’armonizzazione del verde con la natura circostante.

Per fare questo, occorre una sola premessa: nessuno può occupare per più di cento anni qualunque porzione del territorio nazionale con manufatti edilizi o industriali regolarmente autorizzati.

Il Territorio appartiene innanzitutto a coloro che debbono ancora nascere!

Risanati i mostri urbani di oggi, continuiamo in futuro con cadenza prestabilita il suddetto ciclo di demolizione-ricostruzione. Provate un po’ a ragionare quante migliaia di miliardi di euro si metterebbero in moto ciclicamente senza nuovo consumo di territorio, e quanti milioni di nuovi occupati nei lavori e nelle professioni avanzate sarebbe possibile creare con la stessa cadenza!

I Padroni del Vapore riescono a intendere?

Ora, però, restiamo all’oggi e parliamo della devastante tendenza all’analfabetismo di ritorno, che ci fa vergognare dei milioni di nuovi ignoranti e della loro dipendenza dalla droga virtuale dei social, ben più potente e assorbente delle sostanze dopanti conosciute!

Chiediamoci: “Che tempo fa a Squola” (sì: con la “q”)?

Quello delle statistiche occidentali, direi, che ci collocano in fondo alle classifiche a causa di una scolarizzazione vuota, per cui troppi diplomati e studenti hanno difficoltà a leggere e comprendere un testo scritto e, per di più(vedi gli alti lai lanciati da esimi Prof. universitari), fanno errori da quinta elementare per le sgrammaticature contenute nelle loro tesi di laurea!

Conosco personalmente il Ministro Lorenzo Fioramonti e, per quanto mi risulta, non mi è mai sembrato uno sprovveduto! Per cui, non avendo avuto modo di parlare con lui in merito alla questione del Crocefisso nelle aule, mi astengo da qualsiasi commento in proposito. Dico soltanto che il simbolo della cristianità mi ricorda chi è onorato come il Giusto dei Giusti, essendo Cristo dal mio punto di vista il complementare etico al Male, il nemico irriducibile di  tutte le religioni esistenti al mondo!

Qui, invece, vorrei occuparmi sulla falsariga delle proposte. rivoluzionarie, del tema caldissimo di come riorganizzare una scuola che non funziona più da decenni e che, quando produce cervelli, lo fa sempre di più selezionando per censo e ceto, in quanto le famiglie abbienti mandano i propri figli a studiare nei migliori Istituti universitari all’estero, alimentando così il fenomeno della così detta “fuga dei talenti”, che vanno a trovar miglior fortuna nei Paesi in cui il merito,  la competenza e il duro lavoro sono effettivamente riconosciuti, sia per status delle carriere, sia come remunerazione e accesso selettivo ai fondi per la ricerca.

Vale la pena in merito di ricordare il bel volume recente Per amor proprio di Federico Fubini, che denuncia come la Germania, a proposito di alta formazione, abbia “estratto valore” per centinaia di miliardi di euro dall’Europa, in quanto un esercito di brillanti laureati formatisi a spese dei bilanci pubblici dei propri Paesi europei di origine è emigrato intellettualmente nella Patria di Goethe, per trovare lì un lavoro qualificato e ben remunerato! Qui, in Italia, è avvenuta da molto tempo la crocifissione del merito e del rendimento scolastico, sia per i discenti, sia per gli insegnanti. Oggi, infatti, è vietato bocciare, come è vietato, grazie alle barricate e alla blindatura eretti da quarant’anni a questa parte da sindacati piccoli e grandi di categoria, pretendere dagli insegnanti di sottoporsi periodicamente alla verifica dei risultati della loro attività, obbligandoli ad abbandonare quella pedagogizzazione estrema che oggi li caratterizza nell’insegnamento delle loro materie. Vanno privilegiate, come sostiene anche Galli della Loggia nel suo volume L’Aula vuota, la coscienza umanistica così come lo sviluppo delle capacità analitiche individuali degli studenti, che offrano loro un ragionevole timone per muoversi all’interno di una informazione oceanica, sistematizzandola sia dal punto oggettivo che soggettivo. Tempo fa, inviai allo stesso Fioramonti una mia proposta di riqualificazione della scuola pubblica, in particolare di quella superiore e universitaria, che qui riassumo brevemente.

Un pilastro di quella costruzione è rappresentato dal “reclutamento aperto” del corpo docente, che deve essere curato da un’Autorità esterna e indipendente(blindata dalla designazione del suo vertice a maggioranza qualificata da parte del Parlamento) che si occupi del riconoscimento delle abilitazioni attraverso prove scritte e orali, assegnando a titoli accademici, di cultura e di servizio punteggi numerici prestabiliti, i cui parametri siano fissati da regolamenti adottati e rivisti con cadenza periodica dall’Autorità stessa.

Gli iscritti abilitati, in base ai regolamenti dell’Autorità, hanno l’obbligo periodico di aggiornamento professionale e sono sottoposti con cadenza quinquennale alla verifica del possesso dei requisiti di accesso. Le graduatorie o elenchi sono a scorrimento nel tempo e spetta all’Autorità operare il famoso matching(incastro) tra posti di lavoro disponibili e posizioni occupate nelle graduatorie di merito. Per esempio, tra gli elenchi gestiti dall’Autorità figurerebbe anche quello dei dirigenti scolastici, in possesso dell’abilitazione relativa conseguita a conclusione di prove di alto livello e complessità scientifica e culturale, oltre che di esperienza sul campo. La cosa più interessante, però, è costituita dal fatto che l’esistenza degli elenchi gestiti dall’Autorità permettano di costruire un vero e proprio “mercato” parallelo per quanto riguarda la remunerazione accessoria degli iscritti.

Gli studenti e le loro famiglie, cioè, possono ottenere crediti bancari agevolati in funzione del reddito familiare per remunerare(attraverso una student credit card, o una App ricaricabile, ad es.) ore individuali di lezione, scegliendo direttamente i docenti abilitati ed esprimendosi successivamente con un proprio giudizio di customer satisfaction sugli insegnamenti ricevuti, in modo da garantire all’utente un potere di valutazione di merito del docente che oggi manca del tutto su quel versante.

Caro Lorenzo, anche tu, se ci sei, batti un colpo!