Finis Sinae

Finis Sinae

di Maurizio Guaitoli

Finis Sinae? Dove finisce la Cina?

L’Italia è ormai un Paese di grida che ha perduto i sussurri. E, quindi, si trova da tempo nel caos più totale per l’inciviltà stessa dei suoi cittadini e dei politici che li rappresentano. Tutti odiano tutti. Non esistono più i margini, cioè, per il fair play sulle intese trasversali strategiche che impegnino nel medio-lungo periodo l’establishment(che sia politico, sindacale, amministrativo) italiano per la realizzazione di grandi progetti, come quelli sulle infrastrutture territoriali, che colleghino da qui al 2050 lo spazio fisico nazionale al suo interno e al resto del mondo.

Tranne i soliti esperti e i loro circoletti chiusi, c’è qualcuno tra le decine di migliaia di addetti alla comunicazione e ai media(già congestionati da miliardi di segmenti di commenti autoprodotti e auto-disinformanti e, quindi, di consistenza analitica nulla, messi quotidianamente in circolo dalla Rete dei social) ad avere una nozione approfondita sulla Bri (“Belt and Road Initiative”) di Xí Jìnpíng?

Credo di no. Altrimenti avrebbero scoperto delle cose molto interessanti.

Una, in particolar modo: alla Cina(che consuma il 16% dell’energia di derivazione fossile nel mondo, seconda solo agli Stati Uniti che vantano il record del 21%!), almeno per il momento, interessano molto di più, dell’Europa, l’Asia Centrale e quella Mediorientale che va dagli Emirati all’Iran. Ovvero, in primo luogo, i cosiddetti Stan-States(stan = terra di), Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Tajikistan in cui le riserve di gas dei primi tre assommano a qualcosa come 130miliardi di metri cubi! L’attraversamento via terra della Turchia è, poi, di assoluta importanza strategica per gli oleodotti e i gasdotti provenienti dagli Stan-States(rigorosamente a maggioranza islamica!): rete che farebbe aumentare di decine di volte il loro Pil interno, con analoga crescita esponenziale verso quelle aree delle esportazioni di beni di massa prodotti in Cina. Per di più, una loro più stretta interdipendenza economica e politica dal Gigante Giallo è di vitale importanza per Pechino, al fine del controllo della regione cinese autonoma dell’Xinjang a maggioranza Uiguri(etnia turcofona e turbolenta di religione islamica che ha avuto diritto in tempi recenti a un… trattamento di favore, consistente nel confinamento in campi di rieducazione di massa degli Uiguri e loro sostituzione con l’etnia Han fedelissima a Pechino!), confinante con gli Stan-States.

La geostrategia di Pechino è chiarissima osservando con la dovuta attenzione il grafico che disegna il tracciato della Bri, in base al quale le scelte di macropolitica economica cinese del prossimo mezzo secolo sono sostenute da due immense dorsali di flussi planetari di capitali, finanza, merci, tecnologia, persone e know-how. La prima, è una grande via di terra, denominata Silk Road Economic Belt, che attraversa tutta l’Asia Centrale, penetrando poi in Iran, Turchia, Europa dell’Est con terminali, rispettivamente, a Mosca, Rotterdam, Venezia. L’altra rappresenta la sua complementare marittima Maritime Silk Road del XXI sec, che riparte dal vertice veneziano per ricongiungere poi gli altri due continenti, passando per Atene, Djibouti(qui le infrastrutture cinesi sono già in stato molto avanzato, v. The Economist dell’8 marzo 2019, testimoniando tra l’altro il grande vantaggio rispetto all’Occidente che la Cina ha acquisito sul Continente Nero), Nairobi, Kolkata in India, Colombo, Jakarta, Fuzhou in Cina. Ça va sans dire (ma noi diciamolo!) che la Bri sia un favoloso volano, una volta realizzata,  per trasferire più lontano possibile le produzioni cinesi a basso contenuto di know-how e ad alta densità di manodopera, alleggerendo così drasticamente il carico non più sostenibile per Pechino dell’attuale inquinamento atmosferico e del crollo delle esportazioni relative, che causano l’attuale, forte rallentamento della crescita annuale cinese.

E che dire della minaccia digitale cinese nella Algoritms War, o guerra planetaria degli algoritmi?

“Dammi il 5(G)!”, diremmo con una facile battuta!

Sì, ma da chi la vogliamo ‘sta stretta di mano? Dal popolo con gli occhi a mandorla e dalla civiltà tra le più antiche del mondo, patria di Confucio?

Allora, mettiamo un po’ il naso nelle loro faccende domestiche, dove la nuova tecnologia è già realtà e ha portato il Grande Fratello comunista a controllare invasivamente la vita di ogni singolo cittadino cinese, tracciato(attraverso software di riconoscimento facciale e la disseminazione di una sterminata distesa di minitelecamere installate ovunque in strade, negozi, locali pubblici, uffici, etc.) in tutti i momenti della sua vita, per 24h al giorno, negli spostamenti, nello scambio di messaggi, immagini e commenti vocali sul suo telefonino personale.

Lo sapete che sulla base di questo spionaggio sfacciato e pervasivo, ma assolutamente legale, i cittadini ricevono dallo Stato dei.. “punteggi” che nel caso insufficiente danno luogo a vere e proprie sanzioni amministrative e restrizioni delle possibilità di accesso ai servizi pubblici e della libertà di movimento?

Quindi, se… stringiamo la mano a costoro rischiamo grosso, a causa dell’assenza di controllo democratico dal basso del potere politico cinese.

Sapete quanto valgono i dati che noi produciamo per moltissimi miliardi di item ogni giorno?

Una fortuna incalcolabile. Come si è già visto.

Infatti, con il “5G”, cose banali come il frigo, la lavatrice, tutti gli elettrodomestici digitalizzati e connessi tra di loro possono inviare nelle sedi più remote informazioni oggi tutelate da stretta privacy sui nostri gusti, tassi di consumo, preferenze sessuali, sulle azioni anche banali che compiamo ogni giorno con le nostre scelte di microeconomia domestica, e così via.

Ci rendiamo conto che questi algoritmi ci “profilano” tutti nessuno escluso come mai era successo nella storia dell’uomo, senza che ci sia data nessuna possibilità di difenderci? E che queste “profilazioni” per moltissimi milioni di “pezzi umani”(come quelli dei lager nazisti, in pratica…) hanno un immenso valore di mercato? È vero o no che rischiamo la dittatura anomica di un potere planetario delocalizzato e inafferrabile, assolutamente unaccountable che, cioè, non rende mai conto a nessuno?

Uno di questi algoritmi “scemi” pare che abbia disintegrato un paio di aerei ultramoderni poco tempo fa, soltanto perché ha escluso l’intervento sostitutivo umano come tentava di fare Hal, il supercomputer di 2001: Odissea nello spazio. Da fisico matematico, all’inizio anni ’80 dello scorso secolo anch’io scrivevo algoritmi non banali. Poi, però, ho capito che cosa sarebbe successo di lì a poco: algoritmi e programmi sempre più sofisticati e complessi sarebbero stati prodotti da entità del tutto delocalizzate(tipo la Silicon Valley che ospita oggi Google, Amazon, Fb, etc), dove l’utente finale è letteralmente schiavo di applicativi che hanno incorporate molte milioni di istruzioni, del tutto ignote e inaccessibili ai più.

E basta inserire una stringa breve e compatta di istruzioni nascoste e nidificate in quelle milioni di sequenze “One-Zero” per violare le barriere solo apparenti della privacy dell’utente e per sapere e vedere tutto ciò che facciamo, anche quando crediamo di avere messo in sonno i nostri dispositivi! Questo a causa di bug(voluti o casuali) dai quali nessuna App è immune non potendo, per i teoremi di Touring e di Goedel, essere totalmente blindata da azioni di “craccaggio”.

Quindi, che cosa ne sa l’uomo della strada su quello che sanno veramente fare questi algoritmi?

Le censure sulla Rete (in base al principio assai discutibile dell’inviolabilità del politicamente corretto) sono solo un tentativo vano di chiudere con un dito la falla nella diga, che non può più arginare la Pancia degli uomini. Non è l’algoritmo che ti spia (vedi questione del 5G) ma chi ordina(umani, quindi, Xi o chi per lui; Trump o chi per lui; Merkel o chi per lei..) di mettere gli algoritmi a spiare i comportamenti sociali, amministrativi, etc., di tutti quelli raggiunti o raggiungibili da quegli stessi algoritmi.

I software più sofisticati noti come bots(si definiscono tali i programmi autonomi che girano su un network di Internet e sono in grado di interagire con altri sistemi o con gli utenti) creano profili artificiali sui social che le persone interagenti considerano “perfettamente umani” e che sono i veri influencer per disseminazione di post che raggiungono e condizionano platee di molte decine di milioni di persone-utenti, come si è visto nel “Russiagate” delle presidenziali americane del 2016.

Molto più delicata dal punto di vista dello sviamento delle opinioni pubbliche è la questione delle ridondanze dovute alle eco chamber. Laddove si definisce come tale un ambiente(o spazio mentale) in cui una persona viene esclusivamente in contatto con credenze e opinioni che coincidono con le proprie, creando così quel principio di ridondanza per cui un punto di vista soggettivo viene continuamente rafforzato, escludendo a priori dal circuito qualunque altra idea alternativa. Il Blog delle Stelle e la piattaforma Rousseau sono modelli abbastanza precisi di echo chamber.

Perché, mi chiedo, non si investono risorse importanti su sistemi open source, tipo Linux, per software autoprodotti e dinamicamente, pubblicamente evolutivi (le blokchchains registrano e tracciano tutti gli interventi e l’Autore di ognuno di questi ultimi) che vadano a sostituire per semplice volontà degli utenti quelli remoti delle Major della Silicon Valley? Perché non si discute di questo? Linux va bene per la sfida a Windows ma non per quella ai Social Network?

L’errore di fondo è molto semplice: gli algoritmi salvavita(quelli che guidano gli apparecchi chirurgici e di indagine radiologica, ematica, etc.) sono indispensabili e neutri. Cioè, non pericolosi. Idem quelli che sostituiscono la fatica dell’uomo nei processi produttivi. Quelli pericolosi stanno “tutti” annidati nei social network, perché orientano e deformano coscienze, disinformano, creano tremende dipendenze, etc., etc..

Io mi difendo come posso: non vado su Fb, non ho Tweet, né Instagram. Limito i danni con un po’ di WhatsApp e le mail, ma scrivo (credo…) solo cose molto ragionate e a pochissime persone. Questo è il mio segreto dell’indipendenza possibile. Mi chiedo dove sia il “rationale”(Rationale = Fondamento logico in inglese) di tutta questa follia comunicativa, se non nella stupidità e nella sconfinata avidità umana di potere e denaro