In tema di nazionalismi

In tema di nazionalismi

di Antonio Corona

Una identità è sempre una uguaglianza.

Viceversa, una uguaglianza non sempre è una identità.

Così in matematica.

Come in matematica, ogni termine ha un significato. Preciso.

Un uso non confacente può perciò finire con l’inficiare una qualsiasi costruzione dialettica, logica.

Nondimeno, non è raro constatare l’impiego inappropriato di vocaboli, espressioni, concetti.

Talvolta, per meri sciatteria, superficialità, limiti personali.

Talaltra, a supporto di assunti altrimenti manchevoli di valide argomentazioni.

In tal caso, come nel calcio, quando l’avversario avanza e si fa sotto… “occhio al pallone, non alle gambe!”.

Vecchio Continente.

Prossime consultazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento europeo.

Il dibattito politico è significativamente presidiato dal confronto tra riemergenti nazionalismi – e correlati sovranismi, peraltro dichiaratamente non anti-europeisti tout court, bensì anti-questaEuropa – e l’idea di “più” Europa.

Benché, pure siffatta aspirazione paia in fondo intrisa di… nazionalismo.

Italia, Francia, Germania, ecc., non stanno infatti, ora, all’Europa, come gli Stati pre-unitari della penisola sono stati, allora, all’Italia?

Italia, Francia, Germania.

Regno di Sardegna, Stato della Chiesa, Regno delle Due Sicilie.

Tutti protagonisti, seppure alcuni anche riottosamente e loro malgrado: le prime, del processo di unificazione europea; i secondi, dell’epopea risorgimentale.

Potrebbe conseguirne un accostamento, virtuale, tra patrioti(nostrani) di ieri ed europeisti di oggi, chi anelanti una Italia unita, chi una Europa unita?

Nazionalisti entrambi, insomma, su scala diversa?

D’altronde, perché l’Europa?

L’Europa è stata tra quanti hanno predicato convintamente a favore della globalizzazione.

Fino a quando, si direbbe per la legge del contrappasso, da famelica dominatrice di altrui mercati, non si è ritrovata essa stessa terra di conquista.

Alimentate dal pericolo costituito dai più temibili e agguerriti competitor sulla scena mondiale, ecco il riproporsi di suggestiooni protezioniste.

Magari, e paradossalmente, iniziando dalla reintroduzione di… dazi, esatta antitesi della globalizzazione.

Sarà forse per questo, oggi, che la ricorrente motivazione è che, unita e compatta come un monolite, con una unica voce, anziché in ordine sparso, l’Europa avrebbe ben altri peso e importanza nel mondo, in condizione di meglio competere in ogni settore con Stati Uniti d’America, Russia, Cina, autentici giganti di questo inizio di secondo millennio.

Stati Uniti d’Europa

Se e quando sarà, “Europa… first”, analogamente ad “America first”?

Se tra “nazionalisti”, la scelta nelle prossime urne potrebbe dunque pragmaticamente risolversi sulla base della ritenuta, migliore garanzia di tutela, offerta dal progetto degli uni o degli altri, degli interessi in gioco.

Casa Italia.

Vocazione nazionalista(/sovranista) e pulsioni federaliste.

Gli States sono “lo” Stato federale per eccellenza, realizzatosi per “aggregazione”.

In Italia, il federalismo presenta connotazioni devolutive.

Non molti anni fa, c’è chi si è addirittura domandato cosa sarebbe residuato di uno Stato strattonato da cessioni di competenze verso l’“alto”, Bruxelles, e verso il “basso”, le Regioni.

Chissà che non avesse in mente quei condannati con mani e piedi legati a equini spronati e lanciati in direzioni opposte.

La questione federalista – secessionista, all’epoca – sorge alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso.

Da istanza localistica, perimetrata nell’ambito territoriale lombardo-veneto, conosce una decisa accelerazione nella seconda metà del decennio successivo.

“Leggi Bassanini”, “federalismo amministrativo a Costituzione invariata”, consacrato, stavolta costituzionalmente, nel 2001.

Iniziative legislative in parziale controtendenza naufragano sugli esiti del referendum costituzionale del dicembre 2016.

Avvalendosi delle facoltà statuite dall’articolo 116 della Costituzione, come novellato nel 2001, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, sono attualmente in trattativa con Roma per la acquisizione di forme e condizioni particolari di autonomia.

È la prima attuazione concreta del federalismo differenziato.

Un ordinamento può essere più o meno decentralizzato, l’uno non è necessariamente preferibile all’altro per principio.

Il punto, semmai, riguarda la motivazione sottesa, rispettivamente, al federalismo aggregativo e devolutivo.

Come avvenuto per gli States, lo stare assieme, ciascuno con una importante porzione di autogoverno.

Come in Belgio, la accentuazione delle distinzioni e della autodeterminazione, con visioni particolari destinate a prevalere su quelle generali.

Potranno coesistere, un domani, Italia first e Lombardia first, Veneto first, Emilia-Romagna first, (…) first?