Ipertrofia normativa in tempi di Coronavirus

Ipertrofia normativa in tempi di Coronavirus

di Andrea Cantadori

La Fondazione Openpolis ci informa che sono 212(duecentododici) gli atti emanati fino a oggi dalle istituzioni per affrontare l’emergenza Coronavirus.

Sono decreti, direttive, ordinanze e circolari usciti dagli uffici dalla Presidenza del Consiglio, dai Ministeri e dalla Protezione Civile.

Complessivamente sono alcune migliaia di pagine.

A queste si devono aggiungere le ordinanze emanate dai Presidenti di Regione, che spesso derogano o contraddicono quanto viene scritto a Roma.

Più in basso ancora troviamo le ordinanze dei Sindaci, spesso tanto creative quanto inutili.

E poi ci sono anche le Task force, almeno quindici solo a livello centrale, ognuna competente su un segmento di attività che si sovrappone alle competenze istituzionali già in capo ai Ministeri.

Un mese addietro sostenni ironicamente che sarebbe stato necessario un Testo Unico per raccogliere e mettere ordine in tutte le disposizioni emanate e la mia provocazione venne accolta  nel modo più ovvio, cioè con una fragorosa risata.

Eppure, poco dopo, è stato veramente pubblicato il Testo Unico coordinato delle disposizioni adottate in materia di contenimento dell’emergenza da Coronavirus, limitatamente però a quelle assunte dalla Presidenza del Consiglio e dalla Protezione Civile.

Con l’avvertenza che il Testo Unico, che si compone di 295 pagine, è aggiornato solamente fino al 24 marzo, quindi di fatto era già superato dopo appena due giorni.

Qualcuno ha anche ironizzato, sbagliando, sulla velocità con la quale cambia il modello di autocertificazione per gli spostamenti.

Dico sbagliando in quanto il modello cambia perché mutano le norme a monte alle quali deve fare riferimento.

Con tuttavia qualche paradosso: chi attraversa più Regioni deve dichiarare di essere a conoscenza dei provvedimenti limitativi vigenti in ciascuna di esse.

Impresa ovviamente impossibile.

La Francia, come l’Italia, ha adottato un modello di autocertificazione per gli spostamenti, ma si compila in pochi secondi scrivendo i dati anagrafici e barrando la casella corrispondente al motivo del trasferimento.

Anche nel linguaggio il modello di autocertificazione francese è estremamente elementare, contrariamente al nostro che richiama nell’ordine: un d.P.R., il Codice Penale, un decreto-legge e un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Oltre all’estensore del modello di autocertificazione sfido chiunque a conoscere le norme che in esso vengono citate.

È compatibile tutto questo con una situazione di emergenza e con le esigenze di comunicazione alla cittadinanza?

Qualunque persona di buon senso non può che rispondere negativamente.

Eppure siamo il Paese che ha avuto anche Ministri per la semplificazione e Uffici per la sburocratizzazione.

Forse il problema va cercato anche nella qualità della pubblica amministrazione, bravissima e attenta nella individuazione delle procedure, ma poco preoccupata delle ricadute degli atti e del loro grado di comprensibilità.

È sempre attuale il monito di Jean-Jaques Rousseau, “più moltiplicherete le leggi, più le renderete incomprensibili, più le renderete detestabili”.

Soprattutto in questo momento.