Tra urgenza ed emergenza. E la movida va…

Tra urgenza ed emergenza. E la movida va…

di Maurizio Guaitoli

Tra Scilla e Cariddi.

In acque tempestose, cioè, dove si confondono poteri d’urgenza con quelli d’emergenza. Questo perché, in buona sostanza, la Costituzione Italiana(la… più bella del mondo, si dice) prevede l’uno ma si tiene ben lontana dal secondo. E questo hiatus ha dato origine a una serie ben nota di deviazioni e… curvature normative improprie, per ovviare alla paralisi di Esecutivi presi in trappola dal bicameralismo perfetto e dai conseguenti tempi estenuanti per l’approvazione sia di riforme istituzionali persino minimali, sia di progetti di legge a iniziativa governativa. Meccanismi, quelli parlamentari, che sono divenuti nel tempo veri e propri dispositivi di blocco per ostacolare e impedire decisioni rapide ed efficienti, impedite dall’estenuante potere di contrattazione e di veto che rappresenta la caratteristica aberrante di un sistema politico-istituzionale arretrato e paralizzato.

Negli anni, quindi, la bella trovata della decretazione d’urgenza ha perso tutte le sue caratteristiche di eccezionalità, per diventare un veicolo ordinario di decisioni governative rapide, sancite dall’immancabile voto di fiducia con cui si dice (soprattutto) ai parlamentari riottosi della maggioranza “o si mangia questa minestra, o…” si va tutti a casa, con tanti saluti alle adorate poltrone. Dall’uso discreto e appropriato a quello sistematico e improprio della decretazione d’urgenza il passo è stato abbastanza breve. Sicché, oggi il tempo di lavoro del Parlamento è praticamente assorbito dagli adempimenti conseguenti a dare corso alle iniziative governative, cosa che ha di fatto stravolto la divisione dei poteri.

Ovviamente, Costituzione o no, le emergenze vere fanno da sé.

Tipo, terremoti devastanti, come quelli dell’Irpinia, de l’Aquila e di Amatrice per cui l’emergenza(che si avvera nella ricostruzione sia edilizia, sia economica!) si somma e dura molto più a lungo dell’urgenza. Ecco, forse sulla durata dei fenomeni con cui provvedimentalmente si affronta l’una(l’urgenza) e l’altra cosa(l’emergenza) si può ragionevolmente collocare il famoso punto di sella, matematicamente parlando, per cui la palla scivola per un fatto probabilistico lungo l’uno o l’altro versante.

L’avvento di una pandemia, per il punto che qui interessa, da che parte sta?

Decisamente sul secondo fronte, quello emergenziale. Che, per l’appunto, in materia di sanità, prevede a norma di Costituzione l’attribuzione di particolari poteri provvedimentali e di surroga all’Autorità di Governo che sovrintende alle emergenze sanitarie, prescindendo dalla competenza territoriale delle diverse regolamentazioni e organizzazioni regionali in materia. Del resto, a norma di buon senso, le epidemie non sanno che farsene e irridono i confini amministrativi nazionali e locali. Invece, in questo caso, si è preferito fare diversamente, potenziando al massimo livello istituzionalmente compatibile i poteri di decretazione e di intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri. Figura, quest’ultima, che una costituzione di fatto, ma formalmente incompiuta, intende disperatamente assimilare alla fattispecie del premierato, che pur esiste in altri ordinamenti di democrazie occidentali, ma non nella nostra.

Il perché lo conoscono ormai anche i sassi: i nostri (saggi) padri costituenti hanno evitato come la peste di inciampare perfino nelle ombre del potere assoluto di fascistica memoria. Procurando in questo modo una serie inevitabile di gravi danni collaterali, soprattutto in un’epoca come questa dove progresso e innovazione vanno incomparabilmente più veloci di un armamentario istituzionale, concepito culturalmente e intellettualmente quando i treni e le navi andavano ancora a… vapore! Così, accade che la dittatura vera delle… G.A.F.A.(acronimo che ben descrive la Trimurti collettiva delle major americane digitali e mediatiche, Google, Amazon, Facebook, Apple e le loro consociate) fa sì che sia la Grande Rete Globale www. a costruire il consenso di massa, con Capi di Stato e di Governo (Papa Francesco compreso!) che inviano tweet, spesso contraddicendosi, o pubblicano post incendiari su Facebook contenenti il loro pensiero quotidiano, per coagulare il consenso di milioni di follower sulle loro parole non più mediate né dal Deep, né dall’Apparent State degli Apparati amministrativi e istituzionali.

E noi come abbiamo rimediato al gap costituzionale della mancata regimazione dei poteri di emergenza?

Con le consuete furbate all’italiana. Da Vermicino in poi, con la creazione del Sottosegretariato Zamberletti, la Protezione Civile(tranne il Corpo dei Vigili del Fuoco) venne scorporata dal Ministero dell’Interno per costituire un apparato autonomo al quale, nel tempo, vari provvedimenti legislativi conferirono poteri e risorse straordinarie per far fronte alle varie emergenze e catastrofi naturali. Il pilastro di questo centro propulsore dell’intervento d’urgenza è rappresentato dalla Dichiarazione dello stato di emergenza che consente all’Autorità commissariale di Protezione Civile, sotto il diretto coordinamento del Presidente del Consiglio dei Ministri, di adottare tutta una serie molto complessa e articolata di decreti conseguenti, in deroga alle disposizioni vigenti, soprattutto di tipo contabile e nello svolgimento di gare e appalti pubblici. Voi capite bene che, prolungando l’emergenza per un tempo stimato in base a un giudizio tecnico-politico, si verticalizzano a dismisura le decisioni dell’uomo solo al comando, domiciliato a Palazzo Chigi!

Il punto vero è: quando finisce l’emergenza?

Nel caso di una pandemia globale, la risposta è del tutto ovvia: fintanto che l’Oms non ne dichiara la fine.

Coerente, no?

Ma, allora, fatemi capire: la Maggioranza di governo attuale ha i numeri per adottare un disegno di legge di revisione costituzionale (ex art. 138 Cost.) al fine di introdurre in Costituzione proprio la mancata regolazione dei poteri di emergenza. Se lo facesse, ne sono risolutamente convinto, avrebbe tutto l’appoggio incondizionato dell’Opposizione. Con una decisa avvertenza: cari politici, fate prima di tutto un bel benchmarking, e andatevi a vedere come la cosa funzioni negli altri Paesi dell’Unione e del mondo occidentale. Dopo di che, formulate pure proposte serie e coerenti. Inciso: non costa nulla! Nel senso che è indipendente dal Mes e dal Recovery Fund!

Altro problema: che succede se…

L’Arma si inceppa in una caserma… marziana?

“L’abito non fa il Monaco”, recita un antico adagio. Per analogia, quindi, “La divisa non fa il Carabiniere”. Ma, sicuramente, centinaia di anni di tradizione, eroismo e onorato servizio nel tempo di milioni di persone fanno dell’Arma dei Carabinieri l’istituzione più venerata di questo sfortunato Paese.

Quindi, se una caserma del disonore brucia, quanto vale un simile evento sul piatto del dare-avere tra cittadini e Stato?

Quasi nulla, verrebbe da dire. Quel che qui però interessa veramente, a mio avviso, è la mancata o omessa funzione di controllo da parte delle gerarchie responsabili.

Infatti, su quali basi statistiche si basa la progressione in carriera degli operatori delle forze di polizia?

Numero di arresti; sequestri di sostanze; quantità di reati denunciati e perseguiti, con relativo rinvio a giudizio dei presunti responsabili(senza però dare un punteggio ulteriore a quegli elementi probatori che resistono in giudizio!); etc.. E qui si riscontra la prima anomalia. Manca, cioè, la costruzione concettuale del vero termometro in grado di misurare il livello di allarme sociale e della pressione negativa esercitata dalla microcriminalità diffusa. Anche perché, sfortunatamente, la fase repressiva non si coordina né con quella preventiva, né con l’altro aspetto fondamentale dell’efficacia dell’intervento pubblico nel recupero sociale delle tossicodipendenze e, di conseguenza, della diminuzione statistica dei reati connessi al piccolo spaccio di sussistenza e alla commissione di reati per procurarsi le sostanze.

Solo all’interno di questo quadro composito e di impatto più generale per la sicurezza dovrebbero essere desunti i dati oggettivi, per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza dei presidî di polizia all’interno del territorio di competenza. Manca ormai del tutto, in particolare, quello che prima dell’ultima riforma all’americana del Codice Penale era la vera, enorme risorsa investigativa di basso profilo e di prima approssimazione, che si sintetizzava nella figura del… maresciallo di quartiere, autentico termometro vivente per la misurazione dei fattori di rischio e della propensione a delinquere di comunità ristrette, quindi facilmente catalogabili e controllabili per quanto riguarda la variazione degli indici locali di criminalità. In generale, per rendere più efficienti gli Apparati di Sicurezza occorre liberarli dal carico opprimente delle pratiche amministrative. Ai fini della demoltiplicazione sistemica di queste incombenze, che sottraggono notevoli risorse alla componente investigativa vera e propria, sarebbe il caso di riflettere sull’opportunità di costituire un ruolo unico e separato presso il Ministero dell’Interno, che si configuri come una sorta di service particolarmente qualificato(in cui, cioè, il rilascio dei Nulla Osta di Sicurezza, ai vari livelli, sia molto accurato e severo) e flessibile nelle condizioni di impiego.

Una componente amministrativa di… cancellierato, cioè, in grado di sollevare e supportare tutte le Forze di Polizia nello svolgimento di compiti burocratici, in modo da sviluppare quella risorsa moderna dei Big-data che permetta a sofisticati algoritmi di costruire tutte le possibili correlazioni all’interno delle informazioni stratificate nelle basi comuni di dati.

Ultime due considerazioni.

La prima sul reclutamento(in generale, in tutta la P.A.). La seconda sulla verifica attitudinale, per il mantenimento delle capacità di comando e di direzione. La rivoluzione digitale consente oggi di rendere infalsificabili e non manipolabili le prove scritte di concorso. Il primo esempio che mi viene in mente, è quello di distribuire a ciascun candidato due memorie criptate esterne(usb: una per la commissione d’esame e una per l’esaminando), abolendo la parte manoscritta. Per le prove d’esame, cioè, si utilizza esclusivamente il pc e nessuna operazione sarà più possibile al termine della scadenza oraria della prova. Resi noti i risultati, il candidato non dovrà fare altro che inserire la sua usb nel computer di controllo della commissione per conoscere la valutazione che lo riguarda. Per il secondo aspetto, analogamente nevralgico, occorre rivoluzionare i modus operandi della P.A.(compresa, quindi, l’Area Sicurezza).

Non deve più bastare l’avere vinto un concorso per avere diritto a vita allo stipendio(e alla progressione in carriera). Al contrario, sarebbe opportuno prevedere una severa valutazione periodica psico-attitudinale sul mantenimento delle competenze e della capacità di comando, con particolare riferimento alla descrizione del quadro della personalità e ai suoi disturbi patologici. Questo per non mantenere in servizio ufficiali o funzionari paranoici che praticano disinvoltamente l’abuso di potere, ovvero garantire a insegnanti caratteriali la permanenza in cattedra con il compito di formare le nuove generazioni.

Ultimo argomento d’attualità che vale la pena di affrontare è quello che ho definito simbolicamente “CoMovid”, ossia: “Covid più Movida selvaggia”, ovvero l’inurbanesimo dello sballo! Per cui, cioè, i luoghi pubblici, piazze, vie, slarghi e terrazze panoramiche vengono ridotte a discariche. Soprattutto bottiglie, cumuli di spazzatura lanciati sui prati sottostanti o contro porte e finestre del vicinato in subbuglio che di nuovo, dopo il lockdown, ha perduto il meritato riposo notturno, assistendo impotente a risse, ubriacature violente singole e collettive, con strade e androni divenuti orinatoi a cielo aperto.

Nessuno che risponda alla domanda ovvia: ma dove si nascondono i genitori di queste centinaia di migliaia di pargoli violenti, durante tutto il tempo dell’attivazione del luna park della demolizione e degradazione cosciente di tanti beni pubblici e privati?

Sarebbe troppo disturbo affermare che le sanzioni da comminare ai giovani protagonisti violenti della movida debbono poter colpire duramente le tasche dei tutori genitoriali come anche quelle degli stessi ragazzi?

Ma niente casellario giudiziario. Basta usare il Fisco.

Tu, minorenne, hai fatto danni materiali, minacciato o fatto violenza a passanti e cittadini innocenti?

Bene, vorrà dire che ti segno tra i cattivi contributori fiscali, come a scuola, emettendoti una bella cartella esattoriale per il pagamento del dovuto quando sarai maggiorenne e produttore di un qualche reddito da lavoro, senza peraltro consentire ai tuoi parenti di sostituirsi a te nel pagamento delle relative ammende. Tra le pene accessorie, vedrei bene il lavoro coatto nei campi agricoli a faticare senza remunerazione alcuna, in vista del risarcimento dei danni procurati, accanto ai migranti e agli altri agricoltori impiegati nella raccolta stagionale di frutta e ortaggi.

 Pratichiamo, cioè, la sana politica del calcio nel sedere senza alcun ricorso alla violenza fisica ma, semmai, al braccialetto elettronico per impedire allontanamenti ingiustificati, nel rispetto della sanzione ricevuta.