Guido Cantelli : la leggenda di un genio normale

Guido Cantelli : la leggenda di un genio normale

di Marco Baldino

Certamente sarebbe molto difficile affermare che l’anno che va a concludersi sia stato portatore di gioie: una simpatica vignetta su un social vede un padre che, esasperato dalle intemperanze del figlio, gli urla dietro: “Sei peggio del 2020!”.

Quasi per consolarmi e consolarvi in questo tunnel di cui non si vede ancora la fine, voglio tuttavia citarvi il nome di un novarese, anzi del novarese per eccellenza, di cui quest’anno abbiamo – per così dire – celebrato i cento anni dalla nascita : Guido Cantelli.

Guido Cantelli, senza esagerazione, è il più grande direttore d’orchestra che la tradizione musicale abbia mai avuto dopo Arturo Toscanini e che soltanto la prematura scomparsa, e l’atavica esterofilia italica, ha impedito di conoscere a fondo nel suo incommensurabile contributo alla tradizione musicale italiana.

Nato a Novara nell’aprile del 1920, morì tragicamente in un incidente aereo a Orly il 24 novembre 1956.

L’indomani, l’allora Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano disse di lui: “Ora che non c’è più, il mio compito mi sembra insopportabile. Si è spezzata la continuità di vita della Scala. Dopo Toscanini, Cantelli; ma Cantelli ora tace per sempre ed è insostituibile”.

In questa frase è l’essenza stessa del genio, impetuoso ma discreto, di Guido Cantelli, morto una settimana dopo essere stato nominato direttore della Scala, come Toscanini, il quale lo aveva ascoltato ad appena 28anni, lui più che ottantenne, e lo aveva lanciato sulla ribalta internazionale attratto dalla sua particolarissima sensibilità.

Massimo Mila, il “principe” dei critici musicali italiani, disse di lui : “L’impressione era stata subito categorica: il più grande. Il più grande dopo Toscanini, dove la parola ‘dopo’ non ha valore di classifica, ma solo di significato di collocazione cronologica”.

Oltre che alla Scala, Cantelli regalò alla storia memorabili esecuzioni alla Royal Opera House del Covent Garden di Londra, al Festival di Edimburgo in Scozia, in una lunga tournée americana con la New York Philarmonic Orchestra.

L’ultimo grande lascito fu l’allestimento e la direzione del Così fan tutte di Mozart, alla Piccola Scala, giudicata un’esecuzione memorabile, una prova magistrale, mai eguagliata, che ancor oggi gli appassionati ricordano e rimpiangono.

Il 16 novembre 1956 fu nominato direttore stabile del teatro alla Scala.

Il giorno seguente il Teatro Coccia della sua Novara lo volle per un concerto di “festeggiamento”, alla fine del quale, come bis, eseguì lo splendido Largo di Haendel, dall’opera Serse.

Su un giornale locale si scrissero quella sera parole memorabili.

Un pensiero vorrei riportarvi, anche per testimoniare della natura particolare della comunità novarese: “Noi che riteniamo di conoscere bene Novara e che sappiamo come non sia soliti qui prendere fuoco tanto facilmente, siamo rimasti a nostra volta stupefatti nell’assistere a tanto travolgente entusiasmo che, giustificatissimo, era cosa del tutto insolita per Novara.”.

È la stessa solenne, mesta, e profonda melodia che lo accompagnò nell’ultimo viaggio, verso la leggenda, il 1° dicembre, al Teatro alla Scala.

Dotato di un orecchio assoluto assolutamente infallibile e di una memoria prodigiosa che costantemente teneva in allenamento, Eugenio Montale ha scritto di lui. “Non era il direttore romantico, che predilige le concentrazioni operistiche e alterna i successi ai fallimenti. Il suo dono lo portava alla musica pura, e lo portava soprattutto a sentire la musica come costruzione, come intreccio e architettura di parti.”.

Ha ancora scritto Massimo Mila: “Non solo sul piano nazionale, ma in assoluto, Cantelli era il grande direttore d’orchestra dei tempi nuovi. Il segreto della sua grandezza è presto detto: sta nella inequivocabilità assoluta d’una precisa vocazione. (…) Cantelli aveva il magnetismo della comunicativa, che si trasmetteva da lui agli orchestrali e dall’esecuzione al pubblico.”.

Quest’anno a Novara erano in programma moltissime cerimonie, concerti, la presenza di star internazionali della musica,: insomma la Città voleva rendere omaggio al suo figlio più illustre nel più degno dei modi.

Ma ci si è messo di mezzo il Covid.

E tutto si è dovuto ridurre e piegare alla malefica forza del male.

Una conquista eccezionale va nondimeno sottolineata: la riedizione, dopo 40anni di sosta, del Premio Internazionale Guido Cantelli di Direzione d’Orchestra che, dal 1961 al 1980, aveva lanciato nel panorama mondiale direttori che poi avrebbero fatto la storia della conduzione, primo fra tutti Riccardo Muti.

E quest’anno, con i venti di burrasca contro, grazie a una splendida sinergia fra il teatro Coccia di Novara e il teatro Regio di Torino, il concorso si è potuto svolgere di nuovo, aprendo la strada del successo a tanti giovani, la vincitrice Tianyi Lu per prima.

Comunque, anche se le cerimonie sono state molto ridotte, ogni Novarese ha vissuto questo centenario come una propria intima celebrazione di un concittadino unico, geniale, forte come solo i numeri uno della musica sanno essere, calmo e modesto come lo sono tutti i Novaresi.

E se un minimo contributo mi è permesso di suggerire, vorrei invitare chi mi leggerà ad aggiungere al proprio “olimpo” la figura di questo direttore d’orchestra unico, intenso, ma discreto: proprio come la sua città, anche approfittando delle numerose edizioni musicali che ci trasmettono l’intensità e l’intimità delle sue direzioni orchestrali senza eguali.