Sicurezza integrata, Sicurezza partecipata Tavoli di osservazione e Distretti di pubblica sicurezza

Sicurezza integrata, Sicurezza partecipata Tavoli di osservazione e Distretti di pubblica sicurezza

di Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi

L’evoluzione degli scenari interni e internazionali degli ultimi venti anni, ha comportato la necessità di sperimentare nuovi modelli organizzativi sul fronte della sicurezza urbana, per la dettagliata analisi dei quali si rinvia alla vasta letteratura prodotta sull’argomento.

Tutti i modelli attuati fanno capo a diverse esigenze, tra le quali:

  • coinvolgere altri soggetti istituzionali, quali i sindaci. Sul piano politico, ciò ha consentito di ripartire le responsabilità delle scelte ai vari livelli delle competenze come definiti in ambito normativo;
  • incrementare le presenze sul territorio. Per fornire risposte adeguate occorrono boots on the ground. L’impiego della Polizia locale in specifici ambiti di attività ha avuto la finalità di evitare inutili sovrapposizioni degli interventi, in un contesto di grave penuria di uomini delle Forze di polizia, conseguenza di tagli di bilancio ormai storici, rispetto ai quali, solo di recente, si è dato nuovo impulso a iniziative assunzionali;
  • apprestare misure di intervento atte a rafforzare la percezione della sicurezza individuale, messa a dura prova dal pericolo jihadista, immigrazione clandestina, degrado urbano, reati predatori.

Dai “Protocolli” della fine degli anni ‘90, stipulati con gli Enti locali, “al poliziotto e carabiniere di quartiere” introdotto in via sperimentale nel 2002; dai Patti per la sicurezza sottoscritti a partire dal 2007, che prevedevano il potenziamento della videosorveglianza, al modello Strade sicure con l’impiego dei militari a presidio di obiettivi sensibili,  fino al decreto-legge 20 febbraio 2017, n.14, che in materia di sicurezza “spalma” poteri e responsabilità tra lo Stato e gli Enti locali, si è parlato di sicurezza “integrata” e “partecipata” con il crescente coinvolgimento di Polizia locale e cittadini passando anche attraverso il modello organizzativo del c.d. controllo di vicinato.

In sostanza, il network della sicurezza urbana ha attraversato numerose stagioni per giungere a una concezione plurisoggettiva e multilivello che declina, nei vari ambiti di competenza, il “sistema sicurezza” come giunto ai nostri giorni, che si caratterizza per l’utilizzo di strumenti volti a garantire la massima tempestività, efficacia e adeguatezza sul piano della prevenzione, opportunamente calibrati con l’uso di idonei mezzi di comunicazione rivolti ai cittadini.

Di particolare efficacia, sul piano preventivo e repressivo, si collocano le operazioni di controllo straordinario del territorio interforze Alto impatto che possono prevedere la partecipazione anche della Polizia locale.

Finalizzate al contrasto di ogni forma di illegalità, sono pianificate per obiettivi specifici come i controlli disposti presso stazioni ferroviarie e nodi di viabilità, ovvero in zone cittadine caratterizzate da peculiari criticità.

In tale scenario si collocano i c.dd. Tavoli di osservazione, previsti dall’accordo Conferenza Stato-Città e autonomie locali del 26 luglio 2018 per l’attuazione della sicurezza urbana.

Operativi a Roma già dal 2016, sono stati progressivamente introdotti per ciascuna delle Municipalità di altri capoluoghi, con il compito di monitorare costantemente le esigenze di sicurezza dei territori cittadini, individuare soluzioni per le specifiche problematiche di ciascun Municipio, offrire concreti contributi per interventi più generali da sottoporre all’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

I Tavoli sono composti da un Dirigente della carriera prefettizia con funzioni di coordinatore, in stretto raccordo con il Prefetto; dal Presidente del Municipio/Circoscrizione; dai rappresentanti della Questura, del Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, della Finanza e della Polizia municipale in servizio sullo specifico territorio e possono essere integrati da ulteriori componenti in relazione agli argomenti da trattare.

Il Tavolo può anche ricevere i rappresentanti di comitati di quartiere e cittadini rappresentanti di istanze che non possono trovare soluzione a livello della singola municipalità.

La valutazione delle misure proposte dal Tavolo per la soluzione delle varie criticità, resta nella disponibilità del Prefetto, cui compete la decisione se portare la questione all’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica o demandare gli interventi al coordinamento della Prefettura a livello del Tavolo municipale.

L’organismo in questione rappresenta quindi, per il Prefetto, uno straordinario strumento di capillare conoscenza delle varie realtà territoriali cittadine, che va ad aggiungersi all’azione delle Forze di polizia per la pianificazione di adeguati interventi sul piano della prevenzione e della repressione.

Al contempo, offre la possibilità di fornire risposte immediate alle istanze di sicurezza dei cittadini su specifiche tematiche locali.

L’indubbia efficacia dell’attività svolta dai Tavoli fa parte ormai del bagaglio di esperienza professionale maturata da tanti colleghi, che io stessa ho avuto il privilegio di vivere nel 2015/2016 quando prestavo servizio presso la Prefettura di Roma con il Prefetto Gabrielli.

La necessità di rapportarsi alle articolazioni territoriali dei Municipi/Circoscrizioni sembra avere ispirato la nuova configurazione dei Commissariati di pubblica sicurezza che, a Roma, sono stati recentemente trasformati in Distretti, secondo un modello di ispirazione americana, che come preannunciato, saranno istituiti anche in altri capoluoghi di grandi dimensioni.

Il nuovo impianto organizzativo dei Distretti pare destinato a proiettarli come interlocutori privilegiati dei Presidenti dei Municipi/Circoscrizioni, con un’azione che potrebbe tuttavia sovrapporsi a quella dei Tavoli, la cui interlocuzione con il vertice politico della municipalità fa capo alla nota distinzione dei piani di competenza propri dei responsabili della sicurezza a livello provinciale.

In tale prospettiva varrebbe quindi di riflettere sulla opportunità di istituzionalizzare stabilmente i Tavoli di osservazione delle Prefetture, assicurandone l’effettivo funzionamento, con il prezioso contributo dei dirigenti dei Distretti in qualità di componenti, cui resta demandato il coordinamento tecnico-operativo delle Forze di polizia dislocate a livello municipale, per una efficace, concreta risposta di sicurezza sempre più vicina ai cittadini.