Governo(di centrodestra) e opposizione(di sinistra)

Governo(di centrodestra) e opposizione(di sinistra)

di Antonio Corona

Non interessa, qui, stabilire chi abbia o meno ragione.

Quanto, piuttosto, cogliere le singolarità del rapporto tra governo(di centrodestra) e opposizione(di sinistra).

Illuminanti in proposito, in questi giorni, le questioni OO.n.GG., correlate al fenomeno immigratorio, e rave party.

Non risulta – ma si è ovviamente pronti a essere smentiti – che dai Paesi, stando almeno ai vessilli dalle medesime esposte, di riferimento delle due navi trasportanti migranti o naufraghi approdate negli ultimi giorni a porti italiani, si sia levata una voce critica che una nei riguardi dei rispettivi governi circa l’elusione di possibili doveri di accoglienza dei “carichi” umani presi a bordo dei suddetti natanti.

Ovvero, esattamente il contrario di ciò che avviene di norma in Italia.

Qui, pare si faccia invece a gara a indebolire il c.d. “fronte interno”, assai importante per la tenuta, in campo internazionale, di una qualsiasi decisione e presa di posizione.

Inusitata, tra l’altro, la violenza con la quale Francesco Merlo abbia attaccato, sul piano personale!, Matteo Piantedosi su la Repubblica dell’11 c.m.(pagg. 1-7, “”L’educazione autoritaria del “lupo” Piantedosi””), facendolo addirittura assurgere a “simbolo della nuova ferocia italiana”(!).

A onor del vero, quando esponenti(v. Minniti) di maggioranze pur di segno opposto si sono soltanto permessi di provare a mettere un minimo di ordine nella materia, (per la loro sinistra) sono diventati anch’essi bersagli privilegiati.

Ma, rimanendo a oggi.

Rimane che a fare da sponda a Bruxelles, nonché ai Paesi(Norvegia, Germania, Francia) che sono ben attenti a non assumersi alcuna responsabilità al riguardo, siano pure i mal di pancia manifestati da settori significativi della attuale opposizione.

Che tra l’altro insiste nel considerare naufraghi chi naufrago non sia, sempre che non si vogliano considerare analoghi i migranti economici di che trattasi e gli sfortunati passeggeri della… Andrea Doria, speronata in pieno Atlantico poco dopo le 23.10 del 25 luglio 1956(ero nato da tre giorni!, n.d.a.) dalla svedese Stockholm.

A niente servono le dichiarazioni rese dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a seguito delle esternazioni dell’omologo d’oltralpe.

Eppure, come si possono contestare, sul versante del mero buonsenso prima ancora che su quello giuridico, così permeabile alle diverse interpretazioni, le osservazioni mosse dall’inquilino del Viminale: Quello che non capiamo è in ragione di cosa l’Italia dovrebbe accettare di buon grado qualcosa che gli altri non sono disposti ad accettare. In Italia quest’anno sono sbarcate quasi 90.000 persone. Tredici Paesi europei si sono impegnati a ricollocare complessivamente circa 8.000 persone, meno di un decimo. Finora ne sono state ricollocate in tutto 117, lo 0,13% degli arrivati, di cui in Francia 38, lo 0,04%. A fronte di questi ricollocamenti assolutamente insufficienti, si vuole imporre il principio che l’Italia sia l’unico approdo d’Europa possibile per gli immigrati illegali, determinando così un flusso di ingressi in notevole crescita in questi ultimi tre anni. La solidarietà europea viene sbandierata ma l’Italia ha affrontato finora questo problema da sola e il nostro sistema di accoglienza è in gravissima difficoltà(v., per tutti, LaVerità, Stato in cerca di centri d’accoglienza, pag. 4, 11 novembre 2022, n.d.a.). L’Italia non potrà dare la propria adesione a soluzioni per un Patto europeo non adeguatamente bilanciato tra misure di solidarietà e di responsabilità. I Paesi di primo ingresso non possono, infatti, da soli sopportare l’onere di una responsabilità esclusiva nella gestione dei flussi. Continuiamo a sostenere che la soluzione più seria sia lavorare insieme per fermare le partenze dal nord Africa”.

Mero buonsenso, si diceva, cui nondimeno la opposizione non intende in alcun modo rassegnarsi.

E che anzi lamenta altresì che la immigrazione, insieme ai rave party, siano stati scelti dalla maggioranza quali strumenti di “distrazione di massa”, per evitare che si parli di bollette etc..

Ma se è proprio l’opposizione medesima a fare lievitare tali argomenti in ragione della pubblicità che essa stessa vi riserva…

Soggiungendo, con l’occasione, che tutto sommato il fenomeno riguardi appena il 10-15% circa del totale degli arrivi.

Vero, per carità, come lo è altrettanto che si intervenga quando e dove ci sia spazio di manovra.

E poi, l’afferire a percentuali limitate, costituisce per caso motivo di giustificazione di… “impunità”?

Si consenta l’iperbole.

Rispetto al totale dei delitti commessi, i femminicidi – ma analogo discorso vale ovviamente per molte altre fattispecie – quanti sono?

Eppure, (giustamente), nessuno si è mai sognato di farne questioni di numeri, bensì di gravità in sé dei fatti.

Ovviamente, può discutersi di volta in volta del grado di gravità del fenomeno in esame, nella sostanza però il discorso non cambia.

Rave party.

Come si fa a non intervenire?

Si provi a immaginare una persona a noi cara che rimanga coinvolta in un incendio divampato a causa del difetto di un improvvisato impianto elettrico del locale ove si svolga l’evento.

È assolutamente probabile che, cartelli alla mano, un attimo dopo saremmo in piazza invocando a gran voce la testa del responsabile e, in subordine, di coloro che, pur essendo al corrente della manifestazione, non abbiano fatto nulla per impedirla o interromperla.

È infatti a tutti noto che si possa andare ad “abballare” solamente nei locali a ciò autorizzati, previa ispezione e conseguente parere, si sottolinea, della competente commissione di vigilanza. Punto.

Perché allora tanto clamore per una norma sacrosanta?

Anche qui, si può lavorare per meglio definirla in Parlamento, in sede di conversione in legge del relativo provvedimento di urgenza, per esempio partendo dalla definizione che di rave party dà la treccani: rèiv pàati locuz. ingl. (propr. «festa di delirio»; pl. rave parties… pàati), usata in ital. come s. m. – Grande raduno di giovani, notturno, per lo più clandestino e di carattere trasgressivo, la cui ubicazione viene generalmente resa nota solo poche ore prima dell’inizio della festa, per evitare possibili interventi delle forze dell’ordine. Si svolge all’aperto o in locali adatti ad accogliere migliaia di persone, che ballano e ascoltano musica elettronica, house o techno ad altissimo volume, e che spesso fanno uso di sostanze stupefacenti.

Non era questo il momento?
E quando mai lo sarebbe?
Al primo/prossimo morto?

Non si comprendono allora i motivi per i quali la sinistra, quando non sia al governo, voglia dare di sé l’immagine – certamente errata, infondata e non voluta – di coloro che, pur di innescare polemiche, avversino, a prescindere, ogni forma di legalità.

Il prefetto di Modena è stata bravissima nel gestire la situazione “rave” con la collaborazione (persino) dei partecipanti.

Ma se nel frattempo fosse andata storta qualche cosa?

O se non avesse incontrato la disponibilità degli stessi ragazzi intervenuti all’“evento”?

Se si intenda raggiungere e agganciare ulteriori frange di elettorato, forse conviene iniziare a esplorare altre strade.

Evitando soprattutto di potere apparire come coloro che, pur di scalzare i propri avversari politici, si iscrivano di diritto al partito di quanti sostengano che i nemici dei miei nemici sono miei amici.