Il Commento | da un'idea di Antonio Corona

Covid, vaccini, onorificenze

di Antonio Corona

Vaccini.

Un profluvio di pro e contro, che quasi nemmeno le entusiasmanti vicende del recente campionato d’Europa di calcio per Nazioni, aggiudicatosi brillantemente dall’Italia, è riuscito ad arginare.

Non ultimo, in conseguenza dei paventati assembramenti, e correlato aumento di contagi, favoriti da manifestazioni di giubilo che, bandiere al vento, hanno riversato per le vie delle nostre città decine di migliaia di concittadini, ebbri di contentezza e vogliosi di potere finalmente festeggiare di nuovo qualcosa insieme.

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Gli exploit Come violare il cyberspazio

di Maurizio Guaitoli

Le nuove Guerre stellari?

Quelle che si trovano dietro la porta computerizzata di ogni casa. Sotto molteplici aspetti, gli spyware come Pegasus e i cyberattack massivi ai danni di importanti infrastrutture di servizi, compresi i ransomware nei confronti di grandi aziende minacciate dal cybercrime che mina la concorrenza internazionale, possono essere considerati, a tutti gli effetti, come armi letali contro la Democrazia liberale. Come tali, quindi, occorrerebbe farne oggetto di regolazione con una Convenzione internazionale ad hoc, che ne proibisca la vendita a tutti quegli Stati in cui non esista una sufficiente tutela giudiziaria, contro questo tipo di severa intrusione nella privacy di comuni cittadini che non siano né terroristi, né sospetti criminali. In ogni caso, come osservato dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il ricorso a tali strumenti va autorizzato dai procuratori delle giurisdizioni competenti. L’uso improprio o illegale di un’arma letale di distruzione di massa ordinaria è soggetta alle sanzioni Onu e, come si è visto nel caso dell’Iraq, persino degno di un’azione di polizia internazionale per impedirne l’uso e la fabbricazione da parte di Rogue States, o “Stati canaglia”. Ora,  proprio le armi più sofisticate delle cyberwars presentano lo stesso tipo di rischio per i danni gravissimi che sono in grado di procurare ai cittadini e agli ecosistemi economico-istituzionali dei Paesi colpiti.

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Gli occhi dei richiedenti asilo

di Antonio Giannelli*

In questi ultimi anni, tanti, e a diverso titolo, hanno parlato e parlano di stranieri, molto spesso assimilandone categorie affatto diverse tra loro, alcune volte utilizzando impropriamente termini, come migranti, per chi legittimamente chiede protezione internazionale; altre volte, confondendo questi ultimi con chi, violando le chiare disposizioni esistenti in tema d’ingresso e soggiorno in Italia, per le più varie ragioni vi acceda irregolarmente e come tale vi si trattenga.

In questi anni a me, come a tanti altri colleghi e ai funzionari specializzati che lavorano presso le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, è spettato ascoltare circa 200 mila (sì, avete letto bene) storie di vita più varie raccontate da persone disperate, molto spesso sole e frequentemente anche ammalate.

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