Il Commento | da un'idea di Antonio Corona

Il commento V raccolta 2021 – 26 aprile 2021

 

  • Le prefetture ai tempi del coronavirus. Scuola e trasporti, di Antonio Corona, Presidente di AP-Associazione Prefettizi
  • La Cybergovernance. Da Internet a Intranet, di Maurizio Guaitoli
  • Carlo Mosca e Claudio Meoli. Un ricordo in parallelo, di Pietro Alberto Lucchetti
  • Carlo Mosca. Un ricordo personale, di Giorgio Orrù
  • A alegria de povo, di Mariano Scapolatello
  • Beppe Grillo show, di Luigi Gavotti

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Le prefetture ai tempi del coronavirus Scuola e trasporti

di Antonio Corona*

Se i limiti in autostrada non eccedono i 130kmh, perché persino le più piccole utilitarie possono raggiungere velocità più elevate?

Per consentire comunque soddisfacenti e confortevoli andature di crociera senza tenere eccessivamente sotto sforzo il motore – pare potersi argomentare – e al contempo disporre di una adeguata riserva di potenza alla esigenza.

Messa così, viene da chiedersi come mai, allora, sia stato recentemente deciso di prevedere, dal 26 aprile, la didattica in presenza nelle secondarie di secondo grado dal minimo del 70%(al 100%!) della popolazione scolastica interessata.

I documenti operativi, relativi ai piani di trasporto locale messi a punto nei tavoli coordinati dalle prefetture, sono tarati, infatti, su rientri in presenza nel massimo del 75% degli studenti.

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La Cybergovernance. Da Internet a Intranet

di Maurizio Guaitoli

Addomesticare Internet?

Se sei la Cina e ti chiami Xi Jinping è possibile. Passati ormai i tempi dell’anno 2000 in cui Bill Clinton ironizzava sulla presunta velleità del Pcc(Partito comunista cinese) di controllare il Web mondiale, stigmatizzandolo con la seguente battuta: “Buona fortuna! È un po’ come voler incollare la gelatina a un muro con una puntina da disegno!”. “Che Puntina! Che Muro!”, si potrebbe dire oggi, parafrasando la gallina di Churchill. Da allora, infatti, molte cose sono accadute. Una che ci riguarda molto da vicino è lo strapotere delle Major(le cosiddette Gafa, Google, Amazon, Facebook, Apple) della Silicon Valley, che si permettono persino di censurare un Presidente americano in carica o sospendere i loro servizi per giorni interi, come misura di ritorsione verso alcuni governi occidentali(quello australiano, in particolare) a causa di un contenzioso commerciale. Mettere la museruola al web è possibile, ma sarebbe come tagliare la testa al cane, dato che molti Paesi del mondo non hanno raggiunto l’autarchia dell’Intranet nazionale dipendendo del tutto dai fornitori esteri. Per tutti costoro, infatti, spegnere la Rete significherebbe tagliare servizi e beni immateriali essenziali, come prenotazioni ospedaliere, prescrizioni e cure sanitarie a distanza, operazioni bancarie di pagamento rapido e così via.

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Carlo Mosca e Claudio Meoli Un ricordo in parallelo

di Pietro Alberto Lucchetti

Ringrazio, anzitutto, Uccio Corona per avermi accordato l’opportunità di ricordare qui il Prefetto Carlo Mosca.

D’altronde, le considerazioni che seguono scaturiscono direttamente dal suo scritto, pubblicato subito dopo la scomparsa del Prefetto, che è stato mio Direttore alla Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno.

Ma Mosca, preso nella sua singolare complessità, anche solo di Gran Commis, è di complicata decifrazione.

Proverò, allora, ricorrendo all’esperienza, a scandagliarne la figura, in parallelo con quella di Claudio Meoli.

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Carlo Mosca. Un ricordo personale

di Giorgio Orrù

Era Direttore della Scuola quando, là per uno di quei sintetici corsi di quattro giorni destinati ai dirigenti, giunto a via Veientana per registrarmi in accettazione, mi accorsi di avere smarrito il portafogli.

Il mattino dopo, Carlo Mosca mi mise a disposizione vettura e autista personale, che mi accompagnò per la denuncia al posto di polizia di Roma Termini.

Due giorni dopo, il mio portafogli venne rinvenuto, intatto, in terra presso una delle tante edicole della stazione Termini, da una passeggera, e consegnato al posto di polizia.

Nuovamente Carlo Mosca mi chiamò e, sulla stessa auto, stavolta venne con me a Termini a recuperare il documento.

Conversammo lungo il tragitto, sia all’andata (rimase in macchina ad aspettarmi per tutto il tempo che mi occorse per entrare in stazione, raggiungere il posto di polizia, ritirare il portafogli), sia al ritorno.

Un semplice episodio, per capire che persona fosse.

A alegria do povo

di Mariano Scapolatello

È il 1947.

Manoel ha 14 anni, lavora in fabbrica e ha le gambe storte, anche perché una è più lunga dell’altra; forse per la malnutrizione, forse per la poliomielite.

La terapia è prescritta non da un medico, ma dalla tradizione degli indios, da cui discende papà: cachaça, liquore tipico brasiliano.

È così che Manoel si avvicina all’alcol, non se ne allontanerà mai più.

Una storia come tante, lì a Pau Grande, distretto di Magé, uno dei posti più poveri della regione di Rio de Janeiro.

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Beppe Grillo show

di Luigi Gavotti

Da ligure non riesco a distinguere il Grillo politico dal commediante.

Le sue battute esilaranti al vetriolo sulle oligarchie dei potenti come Fiat e inquinamento, Padania e cementificazione, transgenico e salute ecc. ecc., sempre sboccate e corrosive, erano suo cavallo di battaglia e vero spasso di arruffapopolo quando, oltre trent’anni or sono, calcava il Duse o il Chiabrera per restare ai confini del mugugno.

Diventato il capo di movimento politico, restava sempre leader con animo di buffone di corte che vuole smascherare gli intrighi di potere al crasso e poco arguto popolino, dall’alto della superba villa di Sant’Ilario, di deandreana memoria.

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