Il Commento | da un'idea di Antonio Corona

Eeeh, già!

di Antonio Corona*

Trecento…

480 a.C., Grecia, Termopile.

Trecento…

Leonida, i suoi impavidi guerrieri, armi in pugno, ansia di gloria imperitura, a non cedere il passo.

Loro accanto, fedele compagna, la Signora in nero, impaziente di accoglierne gli aneliti e per questo, quasi rasentando l’isteria, a incitare senza posa all’assalto le sterminate, multiformi schiere del persiano re Serse.

Trecento…

1857, Regno delle Due Sicilie, Sapri.

Trecento…

Lo sguardo di una spigolatrice negli occhi azzurri e sui capelli d’oro di Carlo Pisacane, su quei suoi giovani e forti, animati e sospinti dal sogno di una Patria finalmente di nuovo unita e indipendente, trucidati nel vano tentativo di suscitare l’insurrezione popolare del meridione.

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Quattro chiacchiere con… Matteo Piantedosi (Prefetto della provincia di Roma)

a cura di Antonio Corona

Prefetto, non ancora quarantottenne. Subito a Lodi, quindi Vice Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto della provincia di Bologna, Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno. E, ora, Roma, Roma Capitale. Proprio non male. In pillole, chi è dunque Matteo Piantedosi?

“”Definire se stessi è senza dubbio tra gli esercizi più difficili. Ma dovendo cimentarmi, direi una persona con le radici che affondano saldamente nell’amata Irpinia, con tanti anni trascorsi a Bologna – periodo intenso della mia vita, ricco di affetti ed esperienza – prima da funzionario e infine da Prefetto e oggi in questa magnifica città che è la Capitale: un percorso professionale lungo, articolato ma sempre animato da una grande passione.””

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Astenia e astensione. Il voto sottovuoto

di Maurizio Guaitoli

Che cos’è il “voto” senza… votanti?

Sarebbe come mettere il… vuoto sottovuoto: non serve e non conserva nulla. Per di più, se i piatti della bilancia tra votanti e non-votanti si compensano, accade una cosa quanto mai curiosa: benché da un lato ci sia il… nulla, dall’altro il pieno del 50% degli elettori che si siano avvalsi del loro diritto di voto, illumina solo la metà del volto del Paese, aprendo una gravissima crisi di fiducia nei confronti dell’organizzazione e dell’offerta politica(partitica, in particolare) esistenti. In buona sostanza, si avverte una profonda frattura che, da un lato, investe il profilo carente e il carisma inesistente delle candidature calate dall’alto, per scelta diretta delle Segreterie e, più, spesso dei leader politici padri-padroni di Partiti e Movimenti. Dall’altro, nell’era della globalizzazione, la dimensione mondialista dell’economia e della politica rende sempre più marginali i podestà, che risultano sempre più poveri di risorse, avendo spesso, tra l’altro, già consumato il proprio il territorio, lasciando mano libera all’abusivismo, alla speculazione e lottizzazione selvaggia, pur di fare cassa con la tassazione degli immobili e rilanciare in modo malato l’economia locale.

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