Il Commento | da un'idea di Antonio Corona

In memoria(di mia sorella Roberta)

di Antonio Corona

Il primo, grave trauma, lo subì che aveva poco più di tre anni: era il 22 luglio 1956, nascevo io, suo fratello.

Fino ad allora, primogenita del ramo umbro della famiglia, era stata la cocca indiscussa(della nonna materna).

Il mio arrivo, sparigliò le carte.

Mio nonno(materno, sempre), che aveva intanto avuto tre nipoti femmine – tra le quali, appunto, mia sorella – fattomi prima diligentemente sfasciare e accertatosi personalmente, de visu, che io fossi un maschio, pur consapevole che non avrei portato il suo cognome, mi festeggiò come non mai con tutto ciò che ne conseguì.

Ricordo assai poco di quei primi anni, se non che giravamo per l’Italia appresso a mio padre, ufficiale del glorioso Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza.

O meglio, io giravo(con la mamma), perché Roberta se ne stava con la nonna(che l’adorava).

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La mafia e “loro” Il progetto oscuro

di Maurizio Guaitoli

Messina (di molto) Denaro: chi era costui?

Un Signor Nessuno(di fatto imprendibile per trenta lunghi anni, essendosi camuffato come l’Ulisse di Omero), o più semplicemente il “mancato” Capo dei Capi di Cosa Nostra?

Preso l’ultimo grande Padrino trapanese della Mafia stragista, oggi rinchiuso a l’Aquila a norma del 41-bis, si registrano uscite pubbliche piuttosto stravaganti, come quelle di qualcuno che vorrebbe sia posta fine per tutti gli altri reclusi per mafia all’ergastolo ostativo e al suddetto regime “speciale”: come se la Mafia coincidesse con i suoi Capi e non ne fosse il loro “creatore”!

In merito, volendo (volutamente) fare un po’ di demagogia, che cosa ne penserebbero le migliaia di vittime di mafia e i tanti uomini dello Stato che hanno perduto la vita per mano dei sicari mafiosi(compreso Messina Denaro, reo di aver commesso parecchie decine e decine di quegli omicidi), nel corso della decennale guerra allo Stato dichiarata dall’ala stragista corleonese?

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