Il Commento | da un'idea di Antonio Corona

Senso della misura

di Antonio Corona

Sconfortante.

Ciò che più colpisce, è la mancanza di una visione comune e condivisa (almeno) delle e sulle questioni fondamentali di questo Paese.

Ci si accapiglia e ci si azzuffa su e per ogni cosa.

Conseguenza, probabilmente, della scomparsa di un centro capace veramente di assorbire e mitigare nel suo seno le spinte prodotte dalle estreme di ogni dove, rielaborandole e orientandole verso contenuti unitari.

Estreme che reclamano invece la ribalta in un sistema politico fortemente polarizzato.

Se per un giorno o per una intera legislatura; se per benevola coincidenza di fattori; se quale esito di oculata azione politica, chiunque si trovi a governare sembra quasi trarre soddisfazione dal contraddire, ove possibile, azzerare, le iniziative assunte da chi, talvolta persino di schieramento similare(!), l’abbia preceduto.

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Un po’ di Kultur, se così vi pare… Il Treno dei Bambini e il Cervello di Maira

di Maurizio Guaitoli

Qual è “L’Arte Sua”?

Il tacere; il raccontare; il mentire…

Ognuno ha nel proprio carattere il suo personalissimo arcolaio con il quale intesse un tracciato esistenziale unico e irripetibile. Linee, curve, spezzate, spazi vuoti, vie e ponti interrotti che non portano da nessuna parte. A volte, queste direzioni si sdoppiano e come altrettante linee dell’universo seguono strade tutte loro, senza nessuna freccia temporale che sia mai rivolta all’indietro. Nel suo bellissimo romanzo-verità basato su una storia vera, intessuto dalle testimonianze di sopravvissuti e dai documenti d’epoca, Viola Ardone racconta Il Treno dei Bambini(Ed. Einaudi 2019, in corso di traduzione in 27 Paesi). con una prosa squisita che presenta deliziose assonanze, per ambientazione e coloritura dei suoi personaggi, con il romanzo Magari domani resto di Lorenzo Marone. Si parla di un episodio esemplare di solidarietà dell’immediato Secondo Dopoguerra, in cui il Pci emiliano in stretto coordinamento con le donne comuniste che avevano combattuto a Napoli a fianco della Resistenza, organizzarono treni della solidarietà trasferendo bambini napoletani dalle zone disagiate e depresse della città, per collocarli presso famiglie emiliane che avevano dato la loro disponibilità ad accoglierli per brevi-lunghi periodi. Il tutto raccontato con gli occhi e le parole bellissime ed essenziali(meticciate tra formidabili espressioni dialettali e l’italiano raffinato della mente che guida la scrittura del testo) di un bambino dei vicoli napoletani più adulto della sua età, perché a otto anni deve andare a lavorare per aiutare sua madre a sopravvivere nel loro basso insalubre di una Napoli della fame e della borsa nere.

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Sedici mesi… a Gomorra

di Giuseppe Marani

Caro Uccio,

la commemorazione di Leopoldo Falco tenutasi il 4 ottobre scorso, oltre a essere decisamente encomiabile, è stata veramente un successo.

Come hai giustamente osservato, è cosa rarissima ottenere – durante qualunque manifestazione al chiuso – un silenzio così attento, partecipe, e nello stesso tempo commosso.

Il giusto omaggio a Leopoldo e un implicito riconoscimento della bontà dell’iniziativa.

In quell’occasione tu hai lanciato un appello: “offriteci contributi per tenere sempre vivo ‘il Commento’”.

Sai che ti stimo e ti apprezzo.

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