Andrea Cantadori | Il Commento

Andrea Cantadori

Ipertrofia normativa in tempi di Coronavirus

di Andrea Cantadori

La Fondazione Openpolis ci informa che sono 212(duecentododici) gli atti emanati fino a oggi dalle istituzioni per affrontare l’emergenza Coronavirus.

Sono decreti, direttive, ordinanze e circolari usciti dagli uffici dalla Presidenza del Consiglio, dai Ministeri e dalla Protezione Civile.

Complessivamente sono alcune migliaia di pagine.

A queste si devono aggiungere le ordinanze emanate dai Presidenti di Regione, che spesso derogano o contraddicono quanto viene scritto a Roma.

Più in basso ancora troviamo le ordinanze dei Sindaci, spesso tanto creative quanto inutili.

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Via della Seta e Prefetti

di Andrea Cantadori

Quando, nel 2013, il premier David Cameron annunciò che avrebbe indetto un referendum sulla Brexit, si intravvedeva che nella élite britannica si stava facendo strada l’idea di trasformare l’Isola in una enorme Singapore, con lo sguardo rivolto verso le opportunità offerte dalla Cina.

Ora il disegno sta prendendo forma e l’accordo fra la Bank of England e la People’s Bank of China mette una parte considerevole dell’enorme liquidità cinese in mani britanniche.

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Umberto Tasciotti, La trasparenza e l’anticorruzione(Aracne editrice, 2016). Prefazione

di Andrea Cantadori

Questa opera voluminosa, non è solamente una indispensabile guida per gli amministratori, gli operatori, i cultori del diritto o della materia.

È anche quella che gli analisti chiamerebbero “un punto di situazione”.

Sì, perché i concetti affrontati sono il frutto di un portato storico e di una società che si evolve velocemente.

Sono concetti relativamente nuovi, sui quali c’è ancora molto da lavorare per calarli sul piano della assoluta concretezza: si pensi a quanto è stato fatto per contrastare il fenomeno della corruzione, ma si pensi – soprattutto – a quanto ancora rimane da fare.

E si pensi anche al concetto di legalità, che spesso associamo ad altri concetti, quali trasparenza, accesso e partecipazione: tutti termini che solo in epoca recente hanno trovato diritto di cittadinanza.

Nello Statuto albertino del 1848, il re era il solo detentore del potere esecutivo, tanto che poteva dichiarare la guerra “dandone notizia alle Camere”.

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Cosa manca al Sud per far sentire la sua voce in Italia e in Europa?

di Andrea Cantadori

Sono 140 anni che si parla di questione meridionale per indicare le condizioni di arretratezza del Sud della penisola rispetto al Nord, cioè da quando l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1873 dal deputato Antonio Billia.

Le ricette adottate in un secolo e mezzo non hanno ancora risolto il problema.

Nel corso della campagna elettorale siciliana sentiamo spesso ripetere il ritornello che il Sud deve contare di più a Roma se vuole risolvere i suoi problemi.

Slogan a parte, non sembra che qualcuno abbia spiegato come il Sud possa far ascoltare la sua voce per affrancarsi dal ruolo secondario che occupa in Italia e in Europa. Si sentono ripetere, invece, stantii discorsi sulle potenzialità inespresse e sulle mille cose che si potrebbero fare e che, anche senza essere Oracoli, sappiamo che non si faranno mai.

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