The fading democracy

The fading democracy

di Maurizio Guaitoli

“Democrazia in declino”, ovvero “The fading Democracy”, come dicono gli inglesi?

Forse va ancora peggio di così nella realtà, tanto che parlerei di una “Democrazia quasi morta”, o “Democracy (nearly) dead”: uccisa dalla Technè, nella sua immanenza digitale di Dea Kalì feroce e sanguinaria.

Per cercare di analizzare alla radice questa fine precoce, sezionerò il mio ragionamento in più interventi successivi, sperando che il tutto sia di una qualche utilità pratica per i Colleghi.

Iniziamo con una domanda: il dopaggio da iperconnnessione, a partire dai più piccoli tra di noi, nell’età che va dagli otto anni in su, è forse meno devastante delle droghe che girano nelle discoteche, nel deep web o nelle strade di tutti i centri urbani più o meno grandi del mondo?

Ecco, allora vi sbagliate di grosso.

Sapete che Internet favorisce in modo esponenziale gli acquisti illegali di farmaci sintetici, tipo il fentalyn che è migliaia di volte più dopante dell’eroina raffinata naturale, venduti da aziende cinesi sul web senza nessun controllo?

Tonnellate di questo farmaco nel solo 2016 hanno fatto molte più vittime della Guerra del Vietnam nella popolazione americana. Ne avete mai sentito parlare?

Dedicherò un capitolo a parte all’argomento perché ho la netta, sgradevole impressione che tra poco, a causa di questi farmaci, il flagello di decine di migliaia di morti ogni anno per overdose arriverà anche qui da noi.

E, tuttavia, la droga da iperconnessione(WhatsApp, Facebook, Twitter, Instagram, etc.) è molto peggio di tutto ciò. Perfino di ebola e di altre malattie mortali inoculate da piccolissimi insetti, che nel nostro caso sono gli schermi di telefonini e computer. Voi magari lo ignorate, mettendo in mano ai vostri figli fin dall’infanzia smartphone, i-pad e ogni altro ben di dio tecnologico perché, in fondo, dai diciamolo, li tengono buoni e occupati e voi, mamme e babbi, potete tranquillamente in-comunicare tra di voi gestendovi ognuno per conto vostro(magari di nascosto…) i social ai quali siete iscritti. La vostra e la loro droga quotidiana. In dosi sempre più massive. Ogni giorno. Senza tregua.

Come vi sentite? Felici? A me non sembra.

Giro per le città, per il Paese, vado qualche volta all’estero e trovo ovunque lo stesso deserto umano e affettivo. Tutti, ma proprio tutti, ingrugniti, insoddisfatti, arrabbiati.

Con chi ce l'avete? Con le istituzioni, i politici, i trafficanti, i ladri, i farabutti, etc., etc.? Avete ragione, certo.

Ma, dico, voi tutti (me compreso!), siete sicuri di aver beninteso quali siano le forme migliori per cooperare in modo sano tra di noi, per mantenere in vita una civiltà avanzata e ormai morente come la nostra?

Ma se giocate continuamente al tutti contro tutti, al mors tua vita mea, guai a chi vi tocca i figli più o meno scriteriati, picchiate gli insegnanti che li rimproverano, lodate i furbi perché hanno successo, lordate le strade e tutti gli spazi cittadini con la vostra inciviltà, voi, spiegatemi un po’, perché vorreste essere assolti? Siete, siamo tutti il peggio della nostra epoca. E questo perché per primi non ci impegniamo più collettivamente per un progetto, un ideale grande e condiviso di sviluppo della nostra tramontante e morente civiltà. Tant'è che ci facciamo mancare la prima risorsa in assoluto indispensabile per la sopravvivenza: il segno “più” nel saldo attivo tra nuovi nati e defunti.

Allora, come la vogliamo mettere? Lo sapete o no che i grandi Ceo(Chief Executive Officer, ovvero quelli che hanno le leve del comando delle multinazionali e delle aziende planetarie) proibiscono tassativamente ai loro figli in età scolare di tenere acceso h-24 il loro smartphone, concedendolo solo a dosi omeopatiche e obbligandoli a svolgere ben altre attività ludiche, letture e studi tradizionali, per occupare poi il tempo libero con giochi classici e corse nel parco? Ragionateci su: il super narcotrafficante colombiano di cocaina, secondo voi, metterebbe mai la droga nel biberon del suo bimbo in fasce? No. Eppure lui ha causato milioni di vittime per overdose nel mondo, è responsabile di miliardi di crimini che hanno la droga alla base delle relative azioni delittuose.

Allora, perché drogate voi e i vostri figli con la nuova, devastante droga dei bytes e delle App preconfezionate da centrali oscure e inconoscibili, che condizionano pesantemente la vostra vita sociale, affettiva e conoscitiva?

Questi i fatti terribili e mortiferi(secondo me).

Quindi, volendo rimanere un pensatore assolutamente libero, indosso il Cappello a Sonagli pirandelliano con la corda saggia, recuperando la massima di Totò ragionie', ragionammo. La nuova peste del terzo Millennio si chiama febbre da social, pandemia generata da un virus virtuale mille volte più devastante dell’Aids.

La prima domanda in assoluto da farsi è: Come sta la Democrazia? Male. Anzi, malissimo, grazie. Chi e che cosa la sta uccidendo? I viral social, le fake news e noi stessi, eternamente connessi con un Nulla che non riusciamo a colmare di senso. Poiché, oggi, i nostri più terribili Demoni si celano dietro il paravento della comunicazione e dell’informazione globali, sinonimo di totale libertà e al contempo di vera, completa schiavitù. Per capire come funzioni un simile paradosso, vale la pena scendere agli Inferi, senza però ricadere in una Nuova Santa Inquisizione, perché nel nostro caso le Streghe si contano a centinaia di milioni e gli Inquisitori stanno nello stesso comune, avvolgente sortilegio delle piattaforme informatiche globali.

Negli anni ‘60 un grande politologo inglese, Bernard Crick, sosteneva che “l’arte del contradditorio in politica, lungi dall’essere inopportuno, consente a persone di opinioni diverse o opposte di convivere all’interno di una società pacificata e prospera. In una democrazia liberale non c’è nessuno che possa ottenere tutto ciò che vuole, però ogni cittadino è libero di condurre la vita che crede, entro i limiti della legalità. Tuttavia, senza un’informazione decente, un atteggiamento civile e conciliante, le società si trovano costrette a imporre dall’alto le loro scelte”.

E, oggi, è ancora così? La risposta è un “No” secco.

Non molto tempo fa, lo sviluppo impetuoso dei social media aveva fatto sperare in un deciso salto di qualità dell’informazione e del dibattito politici, giustificato dal fatto che una informazione accurata e una comunicazione senza ostacoli avrebbero aiutato le persone di buona volontà a sconfiggere corruzione, pregiudizi e menzogne. E, invece, tutto è perduto compreso l’onore(dei social network)! Il tramonto di ogni illusione è certificato dall’inchiesta sul Russiagate, che ha costretto Facebook ad ammettere che sulla sua piattaforma, prima e dopo le elezioni presidenziali del 2016, tra gennaio 2015 e l’agosto 2017, 156milioni di utenti potrebbero essere stati vittima di disinformazione da parte dei russi.

YouTube ha fatto lo stesso, dichiarando che 1.108video e 36.746account erano stati inseriti e aperti a partire da indirizzi IP russi. Anziché fare chiarezza, i social media sono stati gli untori planetari virtuali di questo contagio. Ma il vespaio russo è solo l’inizio della tempesta. Dal Sud Africa alla Spagna, la lotta politica si fa sempre più selvaggia, in violazione di ogni civile dialettica e fair play. In particolare, i social media pregiudicano la funzione vitale del contraddittorio politico poiché disarticolano la capacità di giudizio degli elettori e ne aggravano le contrapposizioni frontali. Il loro uso amplifica a dismisura le divisioni che, o sono già esistenti all’interno dei gruppi sociali, ovvero originano dalle loro stesse piattaforme informatiche. La crisi finanziaria del 2007-8 ha stratificato un vasto risentimento popolare nei confronti delle élite emergenti da parte di tutti coloro che sono stati abbandonati al proprio destino. Cosicché, da allora, la guerra di opinione non si è più combattuta per contrapposizione tra classi sociali ma su posizioni identitarie “Guelfi-Ghibellini”. Anche se è vero che non solo i social media giocano a polarizzare le opinioni pubbliche, vedi Tv via cavo e i talk radiotelevisivi, che privilegiano la rissa alla dialettica, la prevaricazione al ragionamento.

Ma, mentre i canali televisivi tradizionali hanno un che di familiare, le piattaforme informatiche dei social media, invece, sono strumenti di comunicazione del tutto nuovi e ancora assai poco conosciuti, ed è proprio a partire dalle relative modalità operative che deriva la loro straordinaria influenza. Per iniziare a capire come funzionano, basta osservare come guadagnano soldi, inondando gli iscritti ai loro siti con pubblicità, foto, post personalizzati, commenti sulle notizie del giorno. E poiché c’è bisogno di misurare le reazioni degli interessati, i social hanno affinato tecniche non trasparenti d’indagine, alimentando con sofisticati algoritmi i loro sempre più vasti big data in modo da stabilire con grande precisione che cosa attrae l’utente, creando così una sorta di “economia dell'attenzione” che registra tutte le possibili attività che un dato cliente o iscritto opera sulla rete a partire dal suo browser, come cliccare, condividere messaggi, foto, post, etc..

Chiunque, in fondo, volendo farsi un’idea della sfera d’opinione di un altro soggetto può inviargli dozzine di messaggi pubblicitari, analizzarli e registrare quelli ai quali è più difficile resistere. Se avete un indirizzo di posta su gmail, avrete notato che quando cancellate un messaggio pubblicitario indesiderato o inopportuno, vi compare una scritta sovrastante in cui vi si chiede piuttosto perentoriamente il motivo di quella cancellazione e, se desiderate giustificarla, si apre una tendina con le varie opzioni. La vostra risposta, in tempo reale, sarà acquisita nel data base per migliorare la vostra profilazione d’utente.

Chiaro, no?

Ma c’è davvero molto, molto di più.

Con un po’ di pazienza, cercheremo di scoprirlo assieme.