Saviano e la dezinformatzija

Saviano e la dezinformatzija

di Maurizio Guaitoli

Saviano della famiglia dei Savi di Sion?

Sì, è un po’ così: verosimile ma falso, nonché altamente disinformante.

In fondo, avendo noi i cassetti vuoti, a corto di denaro e di etica come siamo, abbondiamo in compenso di moralisti. Accaniti seguaci di Popper, questi ultimi, che ricorrono alla teoria della falsificazione applicandola a tutti i luoghi della conoscenza altrui, tranne che ai propri, presidiati dagli arcigni guardiani della sinistra “buonista”.

L’intellettuale alla Saviano, quindi, è una sorta di ibrido tra scienziato e alchimista a un tempo, che non si rende assolutamente conto di come la dittatura mondiale del politically-correct stia riesumando i peggiori fantasmi del Novecento, facendoli risorgere dalle loro ceneri storiche. Perché l’immensa rabbia, il rifiuto dei dogmi buonisti, multiculturalisti, multilateralisti e relativisti da parte delle classi popolari più indifese, demunite economicamente e intellettualmente, ma divenute oggi prepotentemente maggioritarie, le spinge a cercare impazienti e ansiose un loro vendicatore. E lo preferiscono dotato di una dose sufficiente di “cattivismo” che operi contro il tradimento delle attuali élite progressiste, responsabili di avere promesso benessere e diritti per tutti con la globalizzazione e le frontiere aperte, dimenticandosi che la terra è rotonda e finita e che fuori dall’Occidente esiste un problema colossale di folle crescita demografica da parte dei Paesi più poveri del mondo.

Certo, per gli establishment minacciati di estinzione, la democrazia e il suffragio universale sono da configurare come una malattia da estirpare, per sostituirli con il voto elitario concesso solo alle persone bene informate e abbienti che vivono nelle metropoli e non nelle cittadine di provincia, che invece fanno vincere Brexit, Trump e i populisti sovranisti.

Per combatterli, è già in campo l’immane potenza dei media mondiali che amplifica ogni refolo di vento(reati comuni commessi da singoli contro extracomunitari e persone di colore) per farlo diventare una tempesta razzista in un Paese come l’Italia che, secondo Saviano, si è risvegliato all’improvviso xenofobo e intollerante. Analogo anatema e vade retro è stato espresso con forza dalle istituzioni cattoliche(Cei e Vaticano) e dai loro media. Temo che gli italiani, molto più dispettosi che cattivi e per nulla razzisti, risponderanno per le rime con le loro dichiarazioni dei redditi facendo defluire altrove il loro ottopermille. Del resto, i buonisti danno del cattivo cristiano a chi non accoglie, avendolo fatto già abbastanza, ma si guardano bene dal chiedere all’Europa l’uso ragionevole della forza per stroncare i traffici di nuovi schiavi e per confiscare ovunque nel mondo(l’Onu che fa? Dove sono le sue fatwe?) migliaia di miliardi di dollari all’anno che le élite corrotte dei Paesi sottosviluppati fanno affluire nei paradisi di Wall Street e delle piazze off-shore, sottraendoli al benessere dei propri popoli affamati, disperati e oppressi.

Mi aspetterei che il Saviano intellettuale invitasse centinaia di migliaia di sans papier e clandestini che si aggirano per l’Italia ad andare in massa a Piazza S. Pietro(che, ricordiamolo, è territorio di uno Stato straniero!) per chiedere l’asilo politico. Con milioni di volontari e di metri cubi edificati e vuoti di proprietà del clero ci sarebbe di certo spazio per ospitarli tutti!

Poi, perché non invocare la creazione di una armada di caschi “gialli” Onu(formati da giovani volontari, tecnici e laureati, provenienti da tutti i continenti) da inviare come una planetaria task-force di protezione civile a risanare tutte le aree disastrate del mondo, facendo in modo che siano loro in prima persona a gestirsi centinaia di miliardi di euro di aiuti internazionali per la ricostruzione?

Caro Saviano, sei controproducente per la tua stessa causa ed è bene che te ne faccia una ragione!

Vista la tempesta sollevata (a ragione) nel caso degli attacchi eterodiretti al Presidente della Repubblica, tornerei un attimo sulle proprietà della dezinformatzija.

Ovvero, l’arma tattica della defunta Urss, concepita nel 1923 dal Gpu(precursore del Kgb) per condurre operazioni di intelligence, confezionando ante litteram fake-news quando ancora non esisteva la televisione e il Grande Fratello orwelliano si limitava semplicemente alle creature di Marconi e di Gutemberg. Quindi, la caratteristica dell’epoca, rimasta sostanzialmente invariata fino alla diffusione dell’internet di massa, erano i confini fisici (difficile arrivare in America con le sole onde hertziane) e la lenta circolazione della stampa di regime e delle pubblicazioni da questo segretamente finanziate in Occidente. Per non parlare del fatto che si potevano sequestrare con un provvedimento del giudice tutte le copie in circolazione di cui si fosse dimostrato il contenuto disinformante e dannoso per la sicurezza dello Stato. A partire dagli anni ‘90 del XX sec. tutto ciò è diventato semplicemente archeologia mantenendo soltanto un ruolo marginale e molto meno incisivo, sostituito dalle news televisive con supporto satellitare e dai social media della Silicon Valley(Facebook, Twitter, WhatApp, etc.). Una rivoluzione tecnologica dagli effetti devastanti, dal punto di vista delle fabbricazione e della diffusione planetaria istantanea di fake-news.

Da “bi-polo”(Urss-Occidente) il propagatore è divenuto multipolare in modo esponenziale(con miliardi di potenziali nodi!) e quindi del tutto incontrollabile. Chiunque (soprattutto Stati attrezzati come Russia, Cina, Corea del Nord, etc.) con le giuste conoscenze informatiche e sfruttando la tecnologia del web, è in grado di costruire la sua centrale di disinformazione, previa acquisizione di milioni di profili iscritti a Fb o a Google, partecipando così attivamente alla guerra planetaria dell’Algoworld, dominata dagli algoritmi in cui software sempre più sofisticati(denominati bots, troll, etc.) imitano il comportamento umano, veicolando così i loro veleni disinformanti, replicati in molti milioni di copie da gruppi di iscritti ai social coesi ideologicamente, refrattari al confronto e alla dialettica politica e sociale, di cui si amplificano a dismisura i pregiudizi, gli odi viscerali contro un certo tipo di scelte politiche e/o di leader. Tutto ciò risulta particolarmente devastante nel dibattito politico sulle grandi scelte di fondo della società rappresentata e nel discredito delle élite al potere, drenandone drasticamente i consensi a loro favore, per orientarli verso scelte spesso più “viscerali”, che vengono immediatamente recepite dalla “pancia” degli elettori(facilissimo odiare, rispetto a ragionare, per cui servono tempo, preparazione intellettuale e argomenti validi da sostenere), a discapito del confronto e del dibattito aperto.

Tanto più che(v. Trump, Salvini, Di Maio, etc.) le decisioni politiche che contano vengono prese sull’impronta di un tweet, di un post su Fb e così via, che hanno un altissimo impatto sull’emotività dell’opinione pubblica, facendo del consenso un puro repertorio online dai contenuti cangianti e contradditori anche in tempo reale.

Il c.d. “voto fluido” ha questa e non altra costituency elettorale.

Smartphone, tablet, computer sono i nuovi demoni dell’anti-politica, ma soltanto perché i tempi di reazione degli umani ai cambiamenti epocali di linguaggio e di identificazione culturale sono infinitamente più lenti  di quelli richiesti da un oceano(soprattutto autoprodotto!) di informazioni che viaggiano alla velocità della luce e posso essere immagazzinate ovunque e in numero illimitato!

Rimedi?

Rifondare dalle basi la formazione scolastica e umanistica gentiliana e classica, costruendo a partire dai più piccoli solide barriere culturali e metodi efficaci di selezione/analisi per giudicare il mondo e il pensiero dei nostri simili