Antonio Corona | Il Commento

Antonio Corona

A Leopoldo, amico, collega

di Antonio Corona

4 ottobre 2019, Viminale.

Salone delle conferenze affollato come di rado.

Colpo d’occhio a togliere il fiato.

Le une accanto alle altre, generazioni anche lontanissime tra di loro.

Giovani alle primissime esperienze in Amministrazione, colleghi e non con qualche anno in più e qualche capello in meno, o che hanno già definitivamente messo il punto sul capitolo della propria vita professionale.

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“Leo”

Il tempo di un sospiro e ha preso per sempre commiato.

Con discrezione, cifra indelebile del suo vivere, come altrettanto lo sono stati la mitezza, il garbo, l’eleganza nel porsi, l’ascolto dell’altro.

Beninteso, da non fraintendere con la remissività, ché idee e convincimenti li sosteneva anzi con passione e determinazione, puntualmente declinate in competenza e compostezza.

Mai, infatti, una parola fuori posto.

Mai, infatti, una caduta di stile.

Classe ‘55, il 31 luglio ne avrebbe compiuti sessantaquattro.

Napoletano, orgoglioso di esserlo.

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Chiacchiere in libertà (La mossa di Renzi. Un “tecnico” al Viminale. Jova Beach Party)

di Antonio Corona

Semplicemente stupefacente.

All’indomani dell’apertura della crisi di governo dello scorso mese di agosto, la cronaca politica raccontava di un segretario del PD, Nicola Zingaretti, seriamente orientato ad andare subito a elezioni.

Non ultimo, si congetturava, per rinnovare significativamente la compagine del partito in Parlamento, così da affrancarla dalla componente, ingombrante, di fede renziana.

Inopinatamente, lo stesso Matteo Renzi, prendendo tutti in contropiede, si dichiara pronto a scrostare le ruggini accumulate nel rapporto con i 5stelle e apre alla ipotesi di assicurare al Paese, proprio con loro, gli acerrimi “nemici” da sempre, una nuova maggiorana politica.

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Il nuovo Ministro dell’Interno

di Antonio Corona*

I conti?

Alla fine.

Regola aurea.

Nondimeno, un buon inizio è un buon inizio.

Anzi, si permetta, eccellente.

Innanzitutto, profonda conoscenza della struttura e di chi vi opera, maturata nel corso di una intera vita professionale e correlati incarichi via via assolti.

Tra quelli principali e di assoluto rilievo, Capo Dipartimento del Personale, Capo di Gabinetto del Ministro, Prefetto in sede, da ultimo a Milano.

In vero, a voler spaccare il capello, per chiudere il cerchio mancherebbe all’appello quello di… Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza.

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Dal particolare al generale e ritorno: i nostri ragazzi

di Antonio Corona

Pavlov, Ivan Petrovič.

Fisiologo ed etologo russo, vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX.

La sua notorietà è legata alle ricerche “(…) sulla fisiologia della digestione (che) lo portarono a definire una vera e propria scienza sul riflesso condizionato, detto anche condizionamento classico, o pavloviano. Il condizionamento classico si verifica quando uno stimolo neutro diventa un segnale per un evento che sta per verificarsi. Se viene a crearsi un’associazione tra i due eventi possiamo parlare di stimolo condizionato per il primo evento e stimolo incondizionato per il secondo. L’esperimento più significativo in questo senso è quello che è passato alla storia come ‘Il cane di Pavlov’. In questo esperimento Pavlov fa precedere all’azione di dare del cibo a un cane il suono di un campanello; nella prima fase dell’esperimento Pavlov fa suonare il campanello e non rileva nessuna secrezione salivare nel cane, in seguito gli fornisce la carne e lo stimolo viene attivato; nella fase successiva il campanello viene fatto suonare mentre al cane viene dato il cibo. Infine nella terza fase viene rilevato uno stimolo salivare già al solo suono del campanello: il cane associa al suono del campanello l’arrivo del cibo e ciò provoca in lui una secrezione salivare, l’acquolina in bocca, appunto. Il campanello diventa quindi lo stimolo condizionato. Dopo molti esperimenti sui processi digestivi, Pavlov intuì come alcuni stimoli che non sono direttamente collegati al cibo, possano generare secrezioni salivari note comunemente come ‘acquolina in bocca’; poté quindi dimostrare che il cervello controlla i comportamenti non solo sociali, ma anche fisiologici. (…)”(fonte, Wikipedia).

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