Maurizio Guaitoli | Il Commento

Maurizio Guaitoli

E la Grande Muta parlò Macron e l’islamofobia

di Maurizio Guaitoli

Può, il Presidente della Repubblica francese, essere paragonato a un collaboratore dell’occupante nazista durante la Seconda Guerra Mondiale?

Ebbene sì: il Presidente Emmanuel Macron “si è arreso agli islamisti”, secondo i sottoscrittori(alcune migliaia di militari, di cui alcuni generali e altri ufficiali superiori, in servizio e in quiescenza) di ben due lettere aperte, del 21 aprile e del 9 maggio, pubblicate sul periodico online Valeurs Actuelles. Qualcosa di molto simile agli scenari descritti nel romanzo Sottomissione del contestatissimo scrittore francese Michel Houllebecq, in cui si profetizza la presa del potere in Francia da parte di un fantomatico Partito islamista, a seguito di regolari elezioni precedute da gravi episodi di violenza e scontri di piazza. E fu così, con quelle due lettere aperte, che parlò la Grande Muette(come viene definito l’Esercito francese). I passaggi più rilevanti riguardano il “logoramento dei valori patriottici” ai quali si è rinunciato in nome di un antirazzismo di maniera che ha il solo scopo di “creare sul suolo francese un clima di odio tra le diverse comunità”. Per essere più precisi, “Oggi, taluni parlano di razzialismo, di indigenismo e di teorie della decolonizzazione, ma in realtà attraverso questa terminologia è la guerra razziale che vogliono i loro sostenitori che praticano l’odio e il fanatismo. Costoro disprezzano il nostro Paese, le sue tradizioni, la sua cultura, e mirano alla sua dissoluzione privandolo del suo passato e della sua storia”.

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La Cybergovernance. Da Internet a Intranet

di Maurizio Guaitoli

Addomesticare Internet?

Se sei la Cina e ti chiami Xi Jinping è possibile. Passati ormai i tempi dell’anno 2000 in cui Bill Clinton ironizzava sulla presunta velleità del Pcc(Partito comunista cinese) di controllare il Web mondiale, stigmatizzandolo con la seguente battuta: “Buona fortuna! È un po’ come voler incollare la gelatina a un muro con una puntina da disegno!”. “Che Puntina! Che Muro!”, si potrebbe dire oggi, parafrasando la gallina di Churchill. Da allora, infatti, molte cose sono accadute. Una che ci riguarda molto da vicino è lo strapotere delle Major(le cosiddette Gafa, Google, Amazon, Facebook, Apple) della Silicon Valley, che si permettono persino di censurare un Presidente americano in carica o sospendere i loro servizi per giorni interi, come misura di ritorsione verso alcuni governi occidentali(quello australiano, in particolare) a causa di un contenzioso commerciale. Mettere la museruola al web è possibile, ma sarebbe come tagliare la testa al cane, dato che molti Paesi del mondo non hanno raggiunto l’autarchia dell’Intranet nazionale dipendendo del tutto dai fornitori esteri. Per tutti costoro, infatti, spegnere la Rete significherebbe tagliare servizi e beni immateriali essenziali, come prenotazioni ospedaliere, prescrizioni e cure sanitarie a distanza, operazioni bancarie di pagamento rapido e così via.

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Spezie cinesi. Mercato e potere

di Maurizio Guaitoli

Da The Economist del 20 marzo 2021(Dealing with China): “Nei confronti dell’ascesa della Cina come potenza planetaria il mondo libero è tenuto a rispondere alla domanda epocale di come possa fare del suo meglio per contenere il gigante asiatico; assicurare prosperità; minimizzare i rischi di un conflitto armato e proteggere la libertà”.

La modalità con cui è avvenuta la rifeudalizzazione di Hong Kong(ovvero, la cancellazione del suo status di provincia autonoma dotata di un modello originale di democrazia avanzata) è il metro di misura della determinazione con cui la Cina intende affermare la sua volontà su tutto ciò che attenga agli affari interni e al proprio interesse nazionale, condiviso dai banchieri dell’isola che chiedono maggiori sicurezza e protezione dalle proteste di piazza.

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Nell’anno dei Draghi Se si spiaggia la Balena gialla

di Maurizio Guaitoli

C’era una volta “La Mucca in corridoio”.

Adesso, invece, si intravvedono i… Draghi, molto più ingombranti, in apparenza. La storia ha una testa e una coda, come tutti i racconti(anche politici) che si rispettino.

Com’è iniziata la rivoluzione… gialla?

Aggiungendo un pizzico di polvere da sparo nel calderone immobile e stantio della politica italiana. I veri fuochi di artificio hanno avuto inizio con il successo elettorale di maggioranza relativa della protesta(di massa) anti-sistema, che faceva capo al Movimento anti-leadership di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio. Caso più unico che raro, però, a causa della finta retorica del rifiuto originario di qualsiasi alleanza con altri Partiti presenti in Parlamento, il M5S non solo non aveva ottenuto dal Presidente della Repubblica l’incarico al suo leader di formare un governo, ma per di più rischiava seriamente, dopo la lite con Renzi, di vedere neutralizzato il suo rilevante potenziale elettorale(pari al 33% dei seggi parlamentari) e di favorire la formazione di un governo elettorale per la fine anticipata della legislatura. Così nacque con il forcipe il primo Governo Conte gialloverde con la Lega, che sanciva il sodalizio tra populisti e sovranisti e, poi, con un altro triplo salto carpiato mortale, il Conte-II giallorosso con il Pd che snaturava l’intero Movimento in chiave rosa e sinistrorsa.

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Draghi über Alles L’Europa a valanga

di Maurizio Guaitoli

Esopo 2021, e la nuova fiaba dello scorpione(rosso) e della rana(gialla).

La parabola del grillismo non è di certo una storia per bambini, ma forse nemmeno per grandicelli. Se davvero il Lupo Salvini si è calato la cuffietta della nonna sulla fronte pelosa(copyright Francesco Merlo), per poi mettere a tavola un magro piatto di grilli, sarebbe fare un gran torto alla sua intelligenza e a quelli che l’hanno plebiscitato con più di nove milioni di voti(34,3% su base nazionale, calcolato con il proporzionale puro!) alle elezioni europee del 2019. Non ci voleva l’eminenza grigia di Giancarlo Giorgetti per capire che molti di quei voti non chiedevano meno Europa ma, semmai, l’esatto contrario. Mancava solo l’occasione buona per dirlo, facendo un u-turn(virata a 180°) epocale, affidando la rischiosissima manovra nelle mani di un timoniere abile come l’attuale Presidente del Consiglio incaricato. Le anime belle urlanti nel deserto della conoscenza e dell’onestà(che è come la Bella di Siviglia, ognun l’ama ma nessuno se la piglia…) hanno dimenticato che, essendo un voto una testa, è verosimile che le teste, messe dentro un enorme calderone con la stessa etichetta, continuino a pensare in modo diverso tra di loro.

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Scenari 2021 Democrature v. Democrazie

di Maurizio Guaitoli

Nel 2021, chi vincerà la battaglia ideologica tra democrature, democrazie e capitalcomunismo alla cinese?

O quella molto più concreta della cybersicurezza, che darà al vincitore pro-tempore il dominio sull’informazione?

Come si vede, non è una guerra in armi (per ora!) ma tra sistemi politici, esattamente come lo fu la Guerra Fredda Usa-Urss. Gli scenari dell’anno che verrà, vedranno forze in campo destinate a sfidarsi nel corso dei prossimi decenni, alternando correnti di multilateralismo e di bilateralismo, il primo più democrat, il secondo più conservatore. Nell’era Trump, in nome dell’America first, si erano abbandonati i grandi tavoli comuni della trattativa internazionale(Onu-Oms; Accordo di Parigi sul clima; Wto; nucleare iraniano; Trattato Transpacifico, o Tpp; etc.), per avere le mani libere dai vincoli della globalizzazione, in vista di un progressivo decoupling Cina-Usa, con il previsto e fiscalmente agevolato rientro in America di attività industriali che avevano delocalizzato in Asia.

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Capitalcomunismo in salsa cinese. Anche i ricchi piangono

di Maurizio Guaitoli

Siete molto ricchi?

Allora, per Xi Jinping dovete pagare pegno, avendo assieme alla ricchezza conseguito maggiori e del tutto proporzionali responsabilità sociali. In breve: il capitalcomunismo  di Pechino(assoluto vincitore sul Covid dopo averlo evocato, aprendo il vaso di Pandora dei serbatoi animali del virus, venduti nei suoi mercati umidi) si atteggia a nuovo Robin Hood, risvegliando il Dragone del Partito unico, lasciato sonnecchiare fin troppo a lungo per nutrire il miracolo economico cinese, che ha preso il meglio e il peggio del capitalismo americano, lungo il suo percorso verso la liberazione dalla povertà assoluta e dall’indigenza di centinaia di milioni di contadini, che vivevano appena al di sopra della soglia alimentare minima.

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