Maurizio Guaitoli | Il Commento

Maurizio Guaitoli

Una terza via per Kabul Tre cardini per un ragionamento

di Maurizio Guaitoli

Caos a Kabul: di chi, la colpa?

“Del vento”, direbbe il Saggio.

Domenico Quirico, nel suo esemplare intervento su La Stampa del 26 agosto, sbeffeggia l’intero Occidente che pensa di domare i pazzi di dio con quello che definisce lo sterco del demonio, cioè il denaro, comunque denominato nelle sue valute più note. Perché ai Talebani interessa che la società pauperista e analfabeta dell’Afghanistan resti tale, per riaffermare il diritto islamico della Sharia vecchio di quindici secoli. Allora, siccome capitalismo liberale e collettivismo comunista sono, in definitiva, paradigmi sviluppati, digeriti e implementati esclusivamente all’interno dell’emisfero occidentale, Russia compresa – al quale vanno associati Stati allogeni asiatici come India, Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Taiwan, Malesia, Indonesia e Filippine – per quelli che restano fuori, come i c.dd. “Stan-State”(Afghanistan, Kirghizistan, etc..) occorre cercare una sorta di… Terza via, facendo pace con l’Islam delle origini.

Per l’Afghanistan, il ragionamento relativo poggia su tre cardini: estirpazione delle coltivazioni d’oppio; sfruttamento degli immensi giacimenti minerari, tra cui le terre rare(vitali per la componentistica elettronica); controllo dei flussi di migrazione dei potenziali rifugiati afghani che fuggono dai talebani.

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Gli exploit Come violare il cyberspazio

di Maurizio Guaitoli

Le nuove Guerre stellari?

Quelle che si trovano dietro la porta computerizzata di ogni casa. Sotto molteplici aspetti, gli spyware come Pegasus e i cyberattack massivi ai danni di importanti infrastrutture di servizi, compresi i ransomware nei confronti di grandi aziende minacciate dal cybercrime che mina la concorrenza internazionale, possono essere considerati, a tutti gli effetti, come armi letali contro la Democrazia liberale. Come tali, quindi, occorrerebbe farne oggetto di regolazione con una Convenzione internazionale ad hoc, che ne proibisca la vendita a tutti quegli Stati in cui non esista una sufficiente tutela giudiziaria, contro questo tipo di severa intrusione nella privacy di comuni cittadini che non siano né terroristi, né sospetti criminali. In ogni caso, come osservato dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il ricorso a tali strumenti va autorizzato dai procuratori delle giurisdizioni competenti. L’uso improprio o illegale di un’arma letale di distruzione di massa ordinaria è soggetta alle sanzioni Onu e, come si è visto nel caso dell’Iraq, persino degno di un’azione di polizia internazionale per impedirne l’uso e la fabbricazione da parte di Rogue States, o “Stati canaglia”. Ora,  proprio le armi più sofisticate delle cyberwars presentano lo stesso tipo di rischio per i danni gravissimi che sono in grado di procurare ai cittadini e agli ecosistemi economico-istituzionali dei Paesi colpiti.

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Afghanistan Inshallah Kabul, addio!

di Maurizio Guaitoli

Il Nation building? Utopia o neologismo imperialista?

Né l’una, né l’altro, a quanto pare. L’ideologia che gli aveva dato i natali agli albori del XXI sec. venne concepita ed elaborata all’interno dei santuari repubblicani dei think-tank americani, prima di essere definitivamente seppellita da eventi storici avversi. Tali furono, infatti, i disastri conseguenti all’invasione americana dell’Afghanistan e poi dell’Iraq, che hanno causato milioni di vittime civili e militari, corredate da una lunga scia di distruzioni e di migrazioni di massa delle popolazioni vittime della guerra. Oggi, di nuovo, per decisione irrevocabile di Joe Biden, intenzionato a mettere fine alle “guerre che non finiscono mai!”, le residue truppe Usa abbandoneranno definitivamente Kabul e l’Afghanistan a partire dalla data simbolica dell’11 di Settembre, venti anni dopo esatti dal giorno dell’attentato alle Torri Gemelle. Tutti (soprattutto la stampa anglosassone) discettano su pro e contro della scelta del Presidente americano per quanto riguarda il contrasto al terrorismo internazionale. Ma nessuno, a quanto pare, guarda indietro analizzando le conseguenze che quell’invasione, dettata dalla volontà di liberare il mondo dal terrorismo islamico, ha innanzitutto comportato per gli afghani stessi, oltre che per noi occidentali.

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Un cappio di seta. Cedere sovranità per saldare i debiti

di Maurizio Guaitoli

Avete presente il Montenegro?

Un piccolo Stato che si avvia al fallimento per essersi fatto ammaliare dai prestiti facili di Pechino, che finanzia con trilioni di dollari le sue nuove Vie della Seta, destinate ad avvolgere, come un’invisibile tela di ragno che scorre lungo i paralleli e i meridiani terrestri, tutte le maggiori aree geografiche strategiche della Terra, in cui si sviluppano e si diramano i principali flussi dei traffici mondiali, relativi alla produzione di beni lavorati e agli  scambi internazionali di materie prime. Porti, autostrade, grandi infrastrutture viarie e treni ad alta velocità, sono i nuovi ambasciatori dei fatti concreti, che la Cina intende sublimare al concetto di colonizzazione tradizionale: non armi, né eserciti, ma profonde dipendenze politico-funzionali ed economiche del resto del mondo nei confronti del rinato rosso-celeste impero. Così il Montenegro, pensando di accelerare enormemente il suo processo di sviluppo, si è fatto incastrare da un bel contratto capestro con la Cina, la cui Banca per l’import-export ha finanziato all’85% la prima delle quattro sezioni relative alla costruzione di una grande autostrada di montagna, lunga 165km, destinata a collegare il porto montenegrino di Bar sull’Adriatico con la Serbia, stretto alleato di Pechino nella regione. L’accordo prevede un prestito di 809milioni di euro, con interessi del 2%, mentre il pagamento è ripartito su 20anni e nessuna rata da pagare per i primi sei.

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Le Twin Towers d’Oriente Civiltà in guerra

di Maurizio Guaitoli

Siamo tutti ebrei e palestinesi!

Perché, in fondo, non esiste un solo modello Twin Towers per far venir giù questa nostra ipocrisia all’occidentale, nei confronti di un Islam che nulla ha a che fare con la sua tradizione millenaria di grandi pensatori e poeti. Anche perché Israele si fa facilmente censurare per il suo over-reacting nel contrastare l’aggressione armata di Hamas sul proprio territorio, fatto che ha dato luogo alla drammatica, inaccettabile contabilità di un numero di vittime civili palestinesi ben superiore alle perdite israeliane.

Ma, come si sarebbe potuto, in alternativa, disarmare pacificamente i miliziani di Hamas? Che dire di un movimento islamico radicale che rimane nella lista nera del terrorismo internazionale ed è pronto a impadronirsi della Cisgiordania per via elettorale, sbandierando il suo statuto di sempre, in cui si dichiara solennemente che non vi sarà mai pace in Medio Oriente, finché non sarà cancellata dalla faccia della terra l’Entità sionista dello Stato di Israele?

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E la Grande Muta parlò Macron e l’islamofobia

di Maurizio Guaitoli

Può, il Presidente della Repubblica francese, essere paragonato a un collaboratore dell’occupante nazista durante la Seconda Guerra Mondiale?

Ebbene sì: il Presidente Emmanuel Macron “si è arreso agli islamisti”, secondo i sottoscrittori(alcune migliaia di militari, di cui alcuni generali e altri ufficiali superiori, in servizio e in quiescenza) di ben due lettere aperte, del 21 aprile e del 9 maggio, pubblicate sul periodico online Valeurs Actuelles. Qualcosa di molto simile agli scenari descritti nel romanzo Sottomissione del contestatissimo scrittore francese Michel Houllebecq, in cui si profetizza la presa del potere in Francia da parte di un fantomatico Partito islamista, a seguito di regolari elezioni precedute da gravi episodi di violenza e scontri di piazza. E fu così, con quelle due lettere aperte, che parlò la Grande Muette(come viene definito l’Esercito francese). I passaggi più rilevanti riguardano il “logoramento dei valori patriottici” ai quali si è rinunciato in nome di un antirazzismo di maniera che ha il solo scopo di “creare sul suolo francese un clima di odio tra le diverse comunità”. Per essere più precisi, “Oggi, taluni parlano di razzialismo, di indigenismo e di teorie della decolonizzazione, ma in realtà attraverso questa terminologia è la guerra razziale che vogliono i loro sostenitori che praticano l’odio e il fanatismo. Costoro disprezzano il nostro Paese, le sue tradizioni, la sua cultura, e mirano alla sua dissoluzione privandolo del suo passato e della sua storia”.

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La Cybergovernance. Da Internet a Intranet

di Maurizio Guaitoli

Addomesticare Internet?

Se sei la Cina e ti chiami Xi Jinping è possibile. Passati ormai i tempi dell’anno 2000 in cui Bill Clinton ironizzava sulla presunta velleità del Pcc(Partito comunista cinese) di controllare il Web mondiale, stigmatizzandolo con la seguente battuta: “Buona fortuna! È un po’ come voler incollare la gelatina a un muro con una puntina da disegno!”. “Che Puntina! Che Muro!”, si potrebbe dire oggi, parafrasando la gallina di Churchill. Da allora, infatti, molte cose sono accadute. Una che ci riguarda molto da vicino è lo strapotere delle Major(le cosiddette Gafa, Google, Amazon, Facebook, Apple) della Silicon Valley, che si permettono persino di censurare un Presidente americano in carica o sospendere i loro servizi per giorni interi, come misura di ritorsione verso alcuni governi occidentali(quello australiano, in particolare) a causa di un contenzioso commerciale. Mettere la museruola al web è possibile, ma sarebbe come tagliare la testa al cane, dato che molti Paesi del mondo non hanno raggiunto l’autarchia dell’Intranet nazionale dipendendo del tutto dai fornitori esteri. Per tutti costoro, infatti, spegnere la Rete significherebbe tagliare servizi e beni immateriali essenziali, come prenotazioni ospedaliere, prescrizioni e cure sanitarie a distanza, operazioni bancarie di pagamento rapido e così via.

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