Maurizio Guaitoli | Il Commento

Maurizio Guaitoli

Saluto al Ministro Piantedosi

di Maurizio Guaitoli

Innanzitutto, AUGURI vivissimi per il prestigioso incarico, Signor Ministro!

Al Tuo arrivo, Ti accoglie una società civile completamente diversa e notevolmente più complessa, rispetto a quella che conoscemmo al momento del nostro ingresso in carriera. Una Società, quella di oggi, fin troppo rapida, perché “numerizzata” nei suoi possibili, imprevedibili cambiamenti: nella quale, cioè, i progressi scientifici e tecnologici vanno esponenzialmente più rapidi rispetto alle nostre capacità di metabolizzarli e di assimilare i cambiamenti in atto che tale dinamica comporta. In un tessuto connettivo così fondamentale della comunicazione pubblica, caratterizzato dal tempo reale di reazione che coinvolge via social network decine di milioni di persone, occorre re-imparare il ristoro delle distanze tra eventi travolgenti e le conseguenti misure razionali di risposta, perché i ragionamenti di chi governa(come Ti è stato dato mandato di fare, oggi e negli anni a venire, da Ministro dell’Interno) non possono meramente coincidere con le urgenze emotive, anche se del tutto legittime e comprensibili, dell’Opinione Pubblica. Pertanto, il migliore augurio possibile che io possa farTi è di sapere saggiamente costruire(sia individualmente, che collegialmente assieme all’Esecutivo di cui fai parte) adeguate politiche di risposta, sia amministrative sia di governo, per la tutela delle istanze ordinarie e delle emergenze che riguardano la convivenza civile, l’Ordine e la Sicurezza pubblici, al fine di rispondere alle domande sempre più pressanti e non più rinviabili di una società italiana, europea e occidentale, in preda alle più gravi crisi sistemiche intercorse negli ultimi 75 anni di pace.

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S.M. l’Algoritmo. Noi e la guerra ibrida

di Maurizio Guaitoli

Chi bara al gioco della Big-(dis)Information?

Tanti. Davvero forse troppi attori che si confondono nell’intreccio delle migliaia di fili virtuali che stanno dietro tutte le trasmissioni (si parla qui dell’intero panorama mediatico occidentale) di grande ascolto, con in primissima fila i talk dalle ore 20.00 in poi. Ormai, è ben chiaro a chiunque come la frequenza elevata di apparizione e di intervento di personaggi all’inizio semisconosciuti abbia come effetto, a seguito di questi “continui rimbalzi” in progressione geometrica, di renderli delle personalità di primo piano, fino a costruire su di loro e su misura carriere politico/mediatiche di grande successo. I Cinque Stelle pre-2018 costituiscono un esempio lampante in tal senso.

Ora, chiaramente, chi tra gli ignari spettatori sarebbe in grado di vedere sullo sfondo i “Burattinai” che stanno di volta in volta dietro questo complicatissimo sistema-meccanismo?

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Z-L’orgia del potere Dove abita il dio Marte

di Maurizio Guaitoli

Z dell’invasore come “L’orgia del potere” di Costa-Gravas, premio Oscar nel 1969?

Davvero il problema si limita al confronto impari Putin-Zelensky, o all’altro, più sistemico, altrettanto squilibrato tra Democrazie-Autocrazie, in cui le prime vantano il doppio delle testate nucleari di Russia, Cina e India sommate assieme, per non parlare del Pil complessivo dell’Occidente decine di volte superiore a quello russo, in particolare?

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“Z”-L’orgia del Potere Dove abita il Leviatano?

di Maurizio Guaitoli

“Z” dell’invasore come “L’orgia del potere” di Costa-Gravas, premio Oscar nel 1969?

Davvero il problema si limita al confronto impari Putin-Zelensky, o all’altro, più sistemico, altrettanto squilibrato tra Democrazie-Autocrazie, in cui le prime vantano il doppio delle testate nucleari di Russia, Cina e India sommate assieme, per non parlare del Pil complessivo dell’Occidente decine di volte superiore a quello russo, in particolare?

Il confronto è già vinto, se solo dovessimo tagliare i nostri rifornimenti energetici provenienti dai giacimenti siberiani (per anni a venire, infatti, la Russia non potrebbe fare lo… shift delle sue forniture energetiche attuali verso Cina e India!), mettendo contestualmente a Pechino, per effetto-sponda, le stesse sanzioni imposte oggi alla Russia. È chiaro che, in tal modo, porremmo fine sia a questa globalizzazione selvaggia, sia alle due grandi autocrazie che ci sfidano, perché i loro popoli non potrebbero mai reggere l’urto di una terribile povertà di ritorno, che li risospinga secoli addietro nella loro storia politico-economica.

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Filo espinado L’Europa poco amata

di Maurizio Guaitoli

Siamo uomini o caporali?

Purtroppo, storicamente, è bastato un solo caporale per causare una tragedia epocale.

Ma, oggi, com’è combinata l’Europa? E come sta con lei l’intero Occidente?

Pieni di guai entrambi, si direbbe. Certo, per nostri imperdonabili errori storici, come essersi persi la Russia nel post Guerra Fredda, mentre potevamo farne un preziosissimo alleato in quel lontano, drammatico 1992. Oggi, in compenso, abbiamo nemici dappertutto. In Medio Oriente, come nel lontano e nel vicino Oriente. Non solo. Sempre per colpa nostra, ci ritroviamo una Seconda Guerra Fredda alle porte, che potrebbe benissimo virare ad aperta e plateale confrontation(vedi la fattispecie storica della Trappola di Tucidide) con la Cina di Xi Jinping, furbo il doppio di Mao e con lo stesso potere assoluto nelle mani. Oggi, la sfida ideologica è tra Democrazie Autocrazie(Cina, Russia, Turchia, Paesi arabi del Golfo, Iran, Bielorussia, etc.), in cui queste ultime entrano ed escono a loro piacimento dai vincoli di Trattati e Convenzioni internazionali, come nella fattispecie quella di Ginevra sui rifugiati. Del resto, le democrazie occidentali sono prigioniere di se stesse, in quanto anime belle che non possono permettersi il lusso di retaliation per fare pari e patta con quelli che, ormai, sono dichiaratamente i nostri nemici planetari, decisi a non arretrare dinnanzi a nulla pur di “vincere”. Un verbo, quest’ultimo, che abbiamo ormai del tutto dimenticato a coniugare. Da tigri coloniali che eravamo, siamo divenuti l’ultima ruota del carro delle grandi potenze, tanto che attori poco compiacenti, come libici, bielorussi e fondamentalisti islamici, possono metterci in ginocchio approfittando semplicemente delle nostre debolezze.

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Vive la Loi-Ècran Costituzione e Trattati

di Maurizio Guaitoli

Varsavia può battere Bruxelles?

Ovvero, è davvero inevitabile che i Trattati della Ue prevalgano sulle Costituzioni nazionali, costringendole a una… torsione che le obblighi costantemente a deformarsi per adattarsi ai principî dettati da Bruxelles?

La realtà di un ibrido che non diventerà mai uno Stato federale sul modello degli Stati Uniti d’America, è di avere un Esecutivo tecno-burocratico(i commissari e il loro presidente) che agisce in pianta stabile, soggiacendo solo in apparenza al Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo che, quando va bene, si riunisce con cadenza semestrale, essendo quest’ultimo il massimo organo politico dell’Unione. Rispetto al Consiglio, la Commissione e, sotto la sua regia, i vari comitati di ministri dei 27, hanno l’obbligo di tradurne le decisioni politiche in regolamenti e direttive. Prerogativa, quest’ultima, in gran parte discrezionale e totalizzante che fa di fatto della Commissione, a causa della sua onnipresenza, il vero dominus politico dell’Unione, quando invece dovrebbe esserne meramente un apparato servente. Invero, i suoi poteri d’iniziativa sono talmente pregnanti che può mettere in mora gli Stati membri, applicare sanzioni e sospendere l’erogazione delle sovvenzioni e dei fondi strutturali in caso di gravi inadempienze dei Paesi membri. Sta succedendo con la Polonia ed è già successo con l’Ungheria. Varsavia, attualmente, ha messo a punto la sua bomba nucleare attraverso una sentenza della sua Corte Suprema, che ha stabilito la supremazia della Costituzione polacca su aspetti qualificanti dei Trattati europei.

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Astenia e astensione. Il voto sottovuoto

di Maurizio Guaitoli

Che cos’è il “voto” senza… votanti?

Sarebbe come mettere il… vuoto sottovuoto: non serve e non conserva nulla. Per di più, se i piatti della bilancia tra votanti e non-votanti si compensano, accade una cosa quanto mai curiosa: benché da un lato ci sia il… nulla, dall’altro il pieno del 50% degli elettori che si siano avvalsi del loro diritto di voto, illumina solo la metà del volto del Paese, aprendo una gravissima crisi di fiducia nei confronti dell’organizzazione e dell’offerta politica(partitica, in particolare) esistenti. In buona sostanza, si avverte una profonda frattura che, da un lato, investe il profilo carente e il carisma inesistente delle candidature calate dall’alto, per scelta diretta delle Segreterie e, più, spesso dei leader politici padri-padroni di Partiti e Movimenti. Dall’altro, nell’era della globalizzazione, la dimensione mondialista dell’economia e della politica rende sempre più marginali i podestà, che risultano sempre più poveri di risorse, avendo spesso, tra l’altro, già consumato il proprio il territorio, lasciando mano libera all’abusivismo, alla speculazione e lottizzazione selvaggia, pur di fare cassa con la tassazione degli immobili e rilanciare in modo malato l’economia locale.

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