Maurizio Guaitoli | Il Commento

Maurizio Guaitoli

Z-L’orgia del potere Dove abita il dio Marte

di Maurizio Guaitoli

Z dell’invasore come “L’orgia del potere” di Costa-Gravas, premio Oscar nel 1969?

Davvero il problema si limita al confronto impari Putin-Zelensky, o all’altro, più sistemico, altrettanto squilibrato tra Democrazie-Autocrazie, in cui le prime vantano il doppio delle testate nucleari di Russia, Cina e India sommate assieme, per non parlare del Pil complessivo dell’Occidente decine di volte superiore a quello russo, in particolare?

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“Z”-L’orgia del Potere Dove abita il Leviatano?

di Maurizio Guaitoli

“Z” dell’invasore come “L’orgia del potere” di Costa-Gravas, premio Oscar nel 1969?

Davvero il problema si limita al confronto impari Putin-Zelensky, o all’altro, più sistemico, altrettanto squilibrato tra Democrazie-Autocrazie, in cui le prime vantano il doppio delle testate nucleari di Russia, Cina e India sommate assieme, per non parlare del Pil complessivo dell’Occidente decine di volte superiore a quello russo, in particolare?

Il confronto è già vinto, se solo dovessimo tagliare i nostri rifornimenti energetici provenienti dai giacimenti siberiani (per anni a venire, infatti, la Russia non potrebbe fare lo… shift delle sue forniture energetiche attuali verso Cina e India!), mettendo contestualmente a Pechino, per effetto-sponda, le stesse sanzioni imposte oggi alla Russia. È chiaro che, in tal modo, porremmo fine sia a questa globalizzazione selvaggia, sia alle due grandi autocrazie che ci sfidano, perché i loro popoli non potrebbero mai reggere l’urto di una terribile povertà di ritorno, che li risospinga secoli addietro nella loro storia politico-economica.

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Filo espinado L’Europa poco amata

di Maurizio Guaitoli

Siamo uomini o caporali?

Purtroppo, storicamente, è bastato un solo caporale per causare una tragedia epocale.

Ma, oggi, com’è combinata l’Europa? E come sta con lei l’intero Occidente?

Pieni di guai entrambi, si direbbe. Certo, per nostri imperdonabili errori storici, come essersi persi la Russia nel post Guerra Fredda, mentre potevamo farne un preziosissimo alleato in quel lontano, drammatico 1992. Oggi, in compenso, abbiamo nemici dappertutto. In Medio Oriente, come nel lontano e nel vicino Oriente. Non solo. Sempre per colpa nostra, ci ritroviamo una Seconda Guerra Fredda alle porte, che potrebbe benissimo virare ad aperta e plateale confrontation(vedi la fattispecie storica della Trappola di Tucidide) con la Cina di Xi Jinping, furbo il doppio di Mao e con lo stesso potere assoluto nelle mani. Oggi, la sfida ideologica è tra Democrazie Autocrazie(Cina, Russia, Turchia, Paesi arabi del Golfo, Iran, Bielorussia, etc.), in cui queste ultime entrano ed escono a loro piacimento dai vincoli di Trattati e Convenzioni internazionali, come nella fattispecie quella di Ginevra sui rifugiati. Del resto, le democrazie occidentali sono prigioniere di se stesse, in quanto anime belle che non possono permettersi il lusso di retaliation per fare pari e patta con quelli che, ormai, sono dichiaratamente i nostri nemici planetari, decisi a non arretrare dinnanzi a nulla pur di “vincere”. Un verbo, quest’ultimo, che abbiamo ormai del tutto dimenticato a coniugare. Da tigri coloniali che eravamo, siamo divenuti l’ultima ruota del carro delle grandi potenze, tanto che attori poco compiacenti, come libici, bielorussi e fondamentalisti islamici, possono metterci in ginocchio approfittando semplicemente delle nostre debolezze.

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Vive la Loi-Ècran Costituzione e Trattati

di Maurizio Guaitoli

Varsavia può battere Bruxelles?

Ovvero, è davvero inevitabile che i Trattati della Ue prevalgano sulle Costituzioni nazionali, costringendole a una… torsione che le obblighi costantemente a deformarsi per adattarsi ai principî dettati da Bruxelles?

La realtà di un ibrido che non diventerà mai uno Stato federale sul modello degli Stati Uniti d’America, è di avere un Esecutivo tecno-burocratico(i commissari e il loro presidente) che agisce in pianta stabile, soggiacendo solo in apparenza al Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo che, quando va bene, si riunisce con cadenza semestrale, essendo quest’ultimo il massimo organo politico dell’Unione. Rispetto al Consiglio, la Commissione e, sotto la sua regia, i vari comitati di ministri dei 27, hanno l’obbligo di tradurne le decisioni politiche in regolamenti e direttive. Prerogativa, quest’ultima, in gran parte discrezionale e totalizzante che fa di fatto della Commissione, a causa della sua onnipresenza, il vero dominus politico dell’Unione, quando invece dovrebbe esserne meramente un apparato servente. Invero, i suoi poteri d’iniziativa sono talmente pregnanti che può mettere in mora gli Stati membri, applicare sanzioni e sospendere l’erogazione delle sovvenzioni e dei fondi strutturali in caso di gravi inadempienze dei Paesi membri. Sta succedendo con la Polonia ed è già successo con l’Ungheria. Varsavia, attualmente, ha messo a punto la sua bomba nucleare attraverso una sentenza della sua Corte Suprema, che ha stabilito la supremazia della Costituzione polacca su aspetti qualificanti dei Trattati europei.

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Astenia e astensione. Il voto sottovuoto

di Maurizio Guaitoli

Che cos’è il “voto” senza… votanti?

Sarebbe come mettere il… vuoto sottovuoto: non serve e non conserva nulla. Per di più, se i piatti della bilancia tra votanti e non-votanti si compensano, accade una cosa quanto mai curiosa: benché da un lato ci sia il… nulla, dall’altro il pieno del 50% degli elettori che si siano avvalsi del loro diritto di voto, illumina solo la metà del volto del Paese, aprendo una gravissima crisi di fiducia nei confronti dell’organizzazione e dell’offerta politica(partitica, in particolare) esistenti. In buona sostanza, si avverte una profonda frattura che, da un lato, investe il profilo carente e il carisma inesistente delle candidature calate dall’alto, per scelta diretta delle Segreterie e, più, spesso dei leader politici padri-padroni di Partiti e Movimenti. Dall’altro, nell’era della globalizzazione, la dimensione mondialista dell’economia e della politica rende sempre più marginali i podestà, che risultano sempre più poveri di risorse, avendo spesso, tra l’altro, già consumato il proprio il territorio, lasciando mano libera all’abusivismo, alla speculazione e lottizzazione selvaggia, pur di fare cassa con la tassazione degli immobili e rilanciare in modo malato l’economia locale.

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La favola talebana Quando l’invasore ti fa ricco!

di Maurizio Guaitoli

Chi chiamereste per riparavi il fuoristrada?

Un meccanico esperto, o un politico parolaio che non ha mai messo le mani in un cofano motore?

Il clan Haqqani e il suo leader, Serajuddin(su cui pende una taglia di milioni di dollari, comparendo nella lista internazionale dei terroristi più ricercati del mondo!) “è” il meccanico della metafora. Un vero intenditore, in fatto di organizzazione e di esecuzione di attentati suicidi. Che però ha una voglia matta di sottrarsi a Guantanamo e di godersi tutto il potere che gli dà oggi la sua nomina a Ministro dell’Interno del redivivo emirato dei Taleb. Ergo, Serajuddin farà di tutto (e, si immagina, non certo in punta di diritto alla moda occidentale) per sterminare e sterilizzare quelli che continuino a essere ciò che lui è stato, dato che oggi rappresentano i nemici che gli insidiano il potere, a partire dall’ormai tristemente famosa Isis-K. Del resto, l’invasione Usa dell’Afghanistan, come l’annientamento dello Stato islamico di Iraq e Siria, è servito a tutti i gruppi dell’islam radicale per non avere voglia di riprovarci mai più a scuotere quel nido di vipere delle armate occidentali e del nemico sciita iraniano. Hanno troppo veleno nei denti per sperare di farla franca. E questo è un gran bene, soprattutto per Haqqani che potrà godere appieno della tendenza dell’Occidente ad atteggiarsi alle tre scimmiette, quando si tratterà di eliminare i nostalgici del Califfato islamico di Al Baghdadi, senza passare per le corti di giustizia. Poiché “il nemico del mio nemico è il mio migliore amico”, lasciamo che Serajuddin faccia il suo lavoro!

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Una terza via per Kabul Tre cardini per un ragionamento

di Maurizio Guaitoli

Caos a Kabul: di chi, la colpa?

“Del vento”, direbbe il Saggio.

Domenico Quirico, nel suo esemplare intervento su La Stampa del 26 agosto, sbeffeggia l’intero Occidente che pensa di domare i pazzi di dio con quello che definisce lo sterco del demonio, cioè il denaro, comunque denominato nelle sue valute più note. Perché ai Talebani interessa che la società pauperista e analfabeta dell’Afghanistan resti tale, per riaffermare il diritto islamico della Sharia vecchio di quindici secoli. Allora, siccome capitalismo liberale e collettivismo comunista sono, in definitiva, paradigmi sviluppati, digeriti e implementati esclusivamente all’interno dell’emisfero occidentale, Russia compresa – al quale vanno associati Stati allogeni asiatici come India, Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Taiwan, Malesia, Indonesia e Filippine – per quelli che restano fuori, come i c.dd. “Stan-State”(Afghanistan, Kirghizistan, etc..) occorre cercare una sorta di… Terza via, facendo pace con l’Islam delle origini.

Per l’Afghanistan, il ragionamento relativo poggia su tre cardini: estirpazione delle coltivazioni d’oppio; sfruttamento degli immensi giacimenti minerari, tra cui le terre rare(vitali per la componentistica elettronica); controllo dei flussi di migrazione dei potenziali rifugiati afghani che fuggono dai talebani.

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