Maurizio Guaitoli | Il Commento

Maurizio Guaitoli

Il gioco dell’oca da Di Maio a Renzi. Come il Toscano sconfisse il Campano

di Maurizio Guaitoli

Conoscete il Gioco dell’Oca?

No?

Poco importa. Su di un tabellone è tracciato un percorso a forma di spirale e il giro delle caselle è determinato dal lancio dei dadi, per cui molto spesso si torna alla casella di partenza. L’Oca è, in questo quadro, Grillo(solo che gli animali, assai migliori di noi, lanciano richiami mentre invece i grilli nostrani articolano i… “Vaffa!”) e il dado è Renzi: si lancia da Rignano o dal Senato e, poi, la perfidia e la sorte truccata dettata dal suo Autore determineranno l’outcome, ovvero il risultato di un processo, in questo caso l’inizio e la fine di un percorso politico. Così Di Maio perde e si ferma per un giro, confinato nella comoda casa della Farnesina.

Lunga premessa e metafora per dire cosa?

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L’acquario di Roma Se lo squalo bianco è un pesce rosso

di Maurizio Guaitoli

A proposito dell’ircocervo M5S-Pd.

Stavolta, non stiamo su… scherzi a parte!

Però, come si dice tra amici, bisognerebbe che qualcuno si facesse… “visitare da uno bravo”, esperto in psicoanalisi.

Prendiamo l’abbaglio del sovranismo salviniano.

Onestamente, come si può scambiare un piranha per un pesce rosso?

Ovvero, come ci si poteva illudere di compagni di strada come i nuovi soci dell’Europa dell’Est che ti fanno grandi sorrisi nelle riunioni conviviali tra sodali ma che poi, quando si tratta di fare i conti veri, come suddividersi fraternamente i migranti dei barconi o permettere a un confratello di sforare sul deficit, per prima cosa pensano ai soldi e a mantenersi stretti i fondi europei generosamente erogati da Bruxelles, anche e soprattutto a spese nostre?

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Negrieri a Bruxelles Migrazioni incontrollate e plutocrazia

di Maurizio Guitoli

A chi la “Capitana Nemo”?

Ai cultori mondiali del politicamente corretto, naturalmente.

E non importa se poi l’interessata abbia colpe oppure no.

Il santino della Carola è come quello che viene bruciato nei riti di iniziazione delle sette segrete: non importa di quali delitti ti sia macchiato o ti macchierai purché tu resti fedele al patto segreto che ti lega a noi, cioè al mainstream della globalizzazione delle frontiere aperte. Greta e Carola sono due epifenomeni che hanno le stesse identiche radici nell’utopia di chi crede che le questioni identitarie siano ormai un fatto superato, obsoleto e vituperabile. Sarà anche per questo che Francis Fukuyama(quello della Fine della Storia che, però, è infinita..) dedica il suo ultimo saggio, Identità, proprio a questo aspetto cruciale, in cui le questioni della diversità etnica, culturale, linguistica e sociale sono del tutto ineliminabili nell’Io autentico(singolo, di gruppo, di nazione) che si protegge, richiamandosi ai valori del nazionalismo, del sovranismo e del populismo, dalla utopia dell’ibridazione delle razze e del diritto del migrante economico di andare dove gli pare e piace.

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Il Capitale, è di sinistra?

di Maurizio Guaitoli

Il Capitale del XXI sec.?

A Noi! Perché, poi, così è andata negli ultimi venti anni di questa sinistra globale che ha scelto i salotti buoni del politicamente corretto, convincendo i nuovi super-ricchi a sposarne la causa in cambio della sua rinuncia alla lotta di classe. Nel post-Guerra Fredda si è insediato da tempo un inedito confronto in cui non si fanno prigionieri tra due orizzonti massonici ideali, tutti interni al liberismo economico. Il primo è rappresentato dal fronte keynesiano-rooselveltiano dell’intervento pubblico in macroeconomia(deficit spending e forti investimenti pubblici nelle infrastrutture per la creazione di posti di lavoro e nuova occupazione), sgradito alla sinistra attuale dei bilanci in ordine, ma responsabile in passato della spesa “allegra”! Il secondo, dagli animal spirits del cannibalismo finanziario senza freni sul modello The Wolf of Wall Street fautori del nazipacifismo global di sinistra. Da qui, come reazione nasce il sovranismo attuale con la sua controspinta internazionale(di cui il magnate Trump è l’alfiere mondiale) in favore del deficit spending, del rafforzamento della sovranità monetaria nazionale e del controllo della immigrazione di massa, che vede ovviamente contrari speculatori finanziari e sinistra mainstream.

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Il nazipacifismo

di Maurizio Guaitoli

Il politically correct?

È quella nuova forma di nazipacifismo che ti vieta per legge di chiamare per nome e cognome il tuo nemico giurato. Ad es.: non puoi dire che il tuo assassino è un fanatico dell’Islam, né ribadire che gli africani e arabi sono razzisti tanto quanto noi.

Credete sia una provocazione?

Allora provatevi ad aprire un centro di preghiera cristiana nelle roccaforti wahabite e integraliste del Medio Oriente arabo troppo ricco di petrolio per sottoscrivere la Convenzione di Ginevra sui rifugiati(scommetto che non lo sapevate)!

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Il Regno dell’Uroboro Come nell’era digitale essere schiavi credendosi completamente liberi

di Maurizio Guaitoli

L’Era dell’Uroboro?

La nostra, a quanto pare. Quella, cioè, del tempo ciclico infinito in cui si fondono passato e presente. Non più il tempo lineare, quindi, relitto di un’antropologia ormai scomparsa in cui l’Uomo affidava agli Dei pagani futuro e destino.

Del resto, il simbolo dell’Uroboro, il serpente che si mangia la coda, non era già raffigurato nella tomba di Tutankhamon?

Il costituzionalista Michele Ainis dedica il suo breve saggio Il Regno dell’Uroboro, Ed. La Nave di Teseo, alla condizione solitaria e narcisista dell’uomo moderno inviluppato nell’inestricabile tela di ragno dei suoi gigabyte che ne imprigionano la mente all’interno delle nuove tecnologie digitali, smartphone, tablet e personal computer in particolare. Molti milioni di persone in Italia passano la maggior parte del loro tempo in totale solitudine davanti a uno schermo interattivo, credendo che il divertimento e le App siano gratis mentre invece i vampiri giganti delle Major mediatiche americane(Google, Facebook, Instagram, WhatsApp, Tweeter, etc.) si nutrono dei dati che noi produciamo per profilare gusti, stili di vita, propensione al consumo e scelte elettorali che sono altrettante miniere d’oro sul mercato del merchandising, delle pubblicità commerciali e della politica.

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