Maurizio Guaitoli | Il Commento, Page 2

Maurizio Guaitoli

Astenia e astensione. Il voto sottovuoto

di Maurizio Guaitoli

Che cos’è il “voto” senza… votanti?

Sarebbe come mettere il… vuoto sottovuoto: non serve e non conserva nulla. Per di più, se i piatti della bilancia tra votanti e non-votanti si compensano, accade una cosa quanto mai curiosa: benché da un lato ci sia il… nulla, dall’altro il pieno del 50% degli elettori che si siano avvalsi del loro diritto di voto, illumina solo la metà del volto del Paese, aprendo una gravissima crisi di fiducia nei confronti dell’organizzazione e dell’offerta politica(partitica, in particolare) esistenti. In buona sostanza, si avverte una profonda frattura che, da un lato, investe il profilo carente e il carisma inesistente delle candidature calate dall’alto, per scelta diretta delle Segreterie e, più, spesso dei leader politici padri-padroni di Partiti e Movimenti. Dall’altro, nell’era della globalizzazione, la dimensione mondialista dell’economia e della politica rende sempre più marginali i podestà, che risultano sempre più poveri di risorse, avendo spesso, tra l’altro, già consumato il proprio il territorio, lasciando mano libera all’abusivismo, alla speculazione e lottizzazione selvaggia, pur di fare cassa con la tassazione degli immobili e rilanciare in modo malato l’economia locale.

(Continua a leggere…)

La favola talebana Quando l’invasore ti fa ricco!

di Maurizio Guaitoli

Chi chiamereste per riparavi il fuoristrada?

Un meccanico esperto, o un politico parolaio che non ha mai messo le mani in un cofano motore?

Il clan Haqqani e il suo leader, Serajuddin(su cui pende una taglia di milioni di dollari, comparendo nella lista internazionale dei terroristi più ricercati del mondo!) “è” il meccanico della metafora. Un vero intenditore, in fatto di organizzazione e di esecuzione di attentati suicidi. Che però ha una voglia matta di sottrarsi a Guantanamo e di godersi tutto il potere che gli dà oggi la sua nomina a Ministro dell’Interno del redivivo emirato dei Taleb. Ergo, Serajuddin farà di tutto (e, si immagina, non certo in punta di diritto alla moda occidentale) per sterminare e sterilizzare quelli che continuino a essere ciò che lui è stato, dato che oggi rappresentano i nemici che gli insidiano il potere, a partire dall’ormai tristemente famosa Isis-K. Del resto, l’invasione Usa dell’Afghanistan, come l’annientamento dello Stato islamico di Iraq e Siria, è servito a tutti i gruppi dell’islam radicale per non avere voglia di riprovarci mai più a scuotere quel nido di vipere delle armate occidentali e del nemico sciita iraniano. Hanno troppo veleno nei denti per sperare di farla franca. E questo è un gran bene, soprattutto per Haqqani che potrà godere appieno della tendenza dell’Occidente ad atteggiarsi alle tre scimmiette, quando si tratterà di eliminare i nostalgici del Califfato islamico di Al Baghdadi, senza passare per le corti di giustizia. Poiché “il nemico del mio nemico è il mio migliore amico”, lasciamo che Serajuddin faccia il suo lavoro!

(Continua a leggere…)

Una terza via per Kabul Tre cardini per un ragionamento

di Maurizio Guaitoli

Caos a Kabul: di chi, la colpa?

“Del vento”, direbbe il Saggio.

Domenico Quirico, nel suo esemplare intervento su La Stampa del 26 agosto, sbeffeggia l’intero Occidente che pensa di domare i pazzi di dio con quello che definisce lo sterco del demonio, cioè il denaro, comunque denominato nelle sue valute più note. Perché ai Talebani interessa che la società pauperista e analfabeta dell’Afghanistan resti tale, per riaffermare il diritto islamico della Sharia vecchio di quindici secoli. Allora, siccome capitalismo liberale e collettivismo comunista sono, in definitiva, paradigmi sviluppati, digeriti e implementati esclusivamente all’interno dell’emisfero occidentale, Russia compresa – al quale vanno associati Stati allogeni asiatici come India, Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Taiwan, Malesia, Indonesia e Filippine – per quelli che restano fuori, come i c.dd. “Stan-State”(Afghanistan, Kirghizistan, etc..) occorre cercare una sorta di… Terza via, facendo pace con l’Islam delle origini.

Per l’Afghanistan, il ragionamento relativo poggia su tre cardini: estirpazione delle coltivazioni d’oppio; sfruttamento degli immensi giacimenti minerari, tra cui le terre rare(vitali per la componentistica elettronica); controllo dei flussi di migrazione dei potenziali rifugiati afghani che fuggono dai talebani.

(Continua a leggere…)

Gli exploit Come violare il cyberspazio

di Maurizio Guaitoli

Le nuove Guerre stellari?

Quelle che si trovano dietro la porta computerizzata di ogni casa. Sotto molteplici aspetti, gli spyware come Pegasus e i cyberattack massivi ai danni di importanti infrastrutture di servizi, compresi i ransomware nei confronti di grandi aziende minacciate dal cybercrime che mina la concorrenza internazionale, possono essere considerati, a tutti gli effetti, come armi letali contro la Democrazia liberale. Come tali, quindi, occorrerebbe farne oggetto di regolazione con una Convenzione internazionale ad hoc, che ne proibisca la vendita a tutti quegli Stati in cui non esista una sufficiente tutela giudiziaria, contro questo tipo di severa intrusione nella privacy di comuni cittadini che non siano né terroristi, né sospetti criminali. In ogni caso, come osservato dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il ricorso a tali strumenti va autorizzato dai procuratori delle giurisdizioni competenti. L’uso improprio o illegale di un’arma letale di distruzione di massa ordinaria è soggetta alle sanzioni Onu e, come si è visto nel caso dell’Iraq, persino degno di un’azione di polizia internazionale per impedirne l’uso e la fabbricazione da parte di Rogue States, o “Stati canaglia”. Ora,  proprio le armi più sofisticate delle cyberwars presentano lo stesso tipo di rischio per i danni gravissimi che sono in grado di procurare ai cittadini e agli ecosistemi economico-istituzionali dei Paesi colpiti.

(Continua a leggere…)

Afghanistan Inshallah Kabul, addio!

di Maurizio Guaitoli

Il Nation building? Utopia o neologismo imperialista?

Né l’una, né l’altro, a quanto pare. L’ideologia che gli aveva dato i natali agli albori del XXI sec. venne concepita ed elaborata all’interno dei santuari repubblicani dei think-tank americani, prima di essere definitivamente seppellita da eventi storici avversi. Tali furono, infatti, i disastri conseguenti all’invasione americana dell’Afghanistan e poi dell’Iraq, che hanno causato milioni di vittime civili e militari, corredate da una lunga scia di distruzioni e di migrazioni di massa delle popolazioni vittime della guerra. Oggi, di nuovo, per decisione irrevocabile di Joe Biden, intenzionato a mettere fine alle “guerre che non finiscono mai!”, le residue truppe Usa abbandoneranno definitivamente Kabul e l’Afghanistan a partire dalla data simbolica dell’11 di Settembre, venti anni dopo esatti dal giorno dell’attentato alle Torri Gemelle. Tutti (soprattutto la stampa anglosassone) discettano su pro e contro della scelta del Presidente americano per quanto riguarda il contrasto al terrorismo internazionale. Ma nessuno, a quanto pare, guarda indietro analizzando le conseguenze che quell’invasione, dettata dalla volontà di liberare il mondo dal terrorismo islamico, ha innanzitutto comportato per gli afghani stessi, oltre che per noi occidentali.

(Continua a leggere…)

Un cappio di seta. Cedere sovranità per saldare i debiti

di Maurizio Guaitoli

Avete presente il Montenegro?

Un piccolo Stato che si avvia al fallimento per essersi fatto ammaliare dai prestiti facili di Pechino, che finanzia con trilioni di dollari le sue nuove Vie della Seta, destinate ad avvolgere, come un’invisibile tela di ragno che scorre lungo i paralleli e i meridiani terrestri, tutte le maggiori aree geografiche strategiche della Terra, in cui si sviluppano e si diramano i principali flussi dei traffici mondiali, relativi alla produzione di beni lavorati e agli  scambi internazionali di materie prime. Porti, autostrade, grandi infrastrutture viarie e treni ad alta velocità, sono i nuovi ambasciatori dei fatti concreti, che la Cina intende sublimare al concetto di colonizzazione tradizionale: non armi, né eserciti, ma profonde dipendenze politico-funzionali ed economiche del resto del mondo nei confronti del rinato rosso-celeste impero. Così il Montenegro, pensando di accelerare enormemente il suo processo di sviluppo, si è fatto incastrare da un bel contratto capestro con la Cina, la cui Banca per l’import-export ha finanziato all’85% la prima delle quattro sezioni relative alla costruzione di una grande autostrada di montagna, lunga 165km, destinata a collegare il porto montenegrino di Bar sull’Adriatico con la Serbia, stretto alleato di Pechino nella regione. L’accordo prevede un prestito di 809milioni di euro, con interessi del 2%, mentre il pagamento è ripartito su 20anni e nessuna rata da pagare per i primi sei.

(Continua a leggere…)

Le Twin Towers d’Oriente Civiltà in guerra

di Maurizio Guaitoli

Siamo tutti ebrei e palestinesi!

Perché, in fondo, non esiste un solo modello Twin Towers per far venir giù questa nostra ipocrisia all’occidentale, nei confronti di un Islam che nulla ha a che fare con la sua tradizione millenaria di grandi pensatori e poeti. Anche perché Israele si fa facilmente censurare per il suo over-reacting nel contrastare l’aggressione armata di Hamas sul proprio territorio, fatto che ha dato luogo alla drammatica, inaccettabile contabilità di un numero di vittime civili palestinesi ben superiore alle perdite israeliane.

Ma, come si sarebbe potuto, in alternativa, disarmare pacificamente i miliziani di Hamas? Che dire di un movimento islamico radicale che rimane nella lista nera del terrorismo internazionale ed è pronto a impadronirsi della Cisgiordania per via elettorale, sbandierando il suo statuto di sempre, in cui si dichiara solennemente che non vi sarà mai pace in Medio Oriente, finché non sarà cancellata dalla faccia della terra l’Entità sionista dello Stato di Israele?

(Continua a leggere…)